Fano Ora è in pensione, ma Gabriele Baldelli per tutta la sua attività lavorativa si è occupato di archeologia, lavorando all'interno della Soprintendenza per i beni archeologici delle Marche e occupandosi in modo particolare della sua città natale, Fano. Ha terminato la sua carriera come soprintendente dell'Umbria, ma questo non gli ha impedito di continuare ad interessarsi delle vicende fanesi rivelano, come accaduto a Metaurilia dove sono venuti alla luce i resti di una grande villa rustica risalente all'epoca romana e di una piccola necropoli, scoperte sorprendenti. In particolare ha seguito gli scavi del teatro romano, interessandosi al completamento delle indagini e della protezione del sito. "Non conosco ha dichiarato in merito alle ultime decisioni dell'amministrazione comunale sull'area di via De Amicis il nuovo progetto redatto dalla ditta proprietaria, ma rimango della convinzione che la permuta con il diritto di costruire a Bellocchi, lasciando l'area del teatro romano completamente libera da nuove costruzioni, era la soluzione migliore. Trasformare la superficie edilizia in area archeologica, compresa l'istituzione di un piccolo museo per esporre il materiale rinvenuto nel corso degli scavi, il cui incarico era stato affidato al professor Francesco Milesi, costituiva la scelta più compatibile al rinvenimento del manufatto. Ma fino ad oggi, troppo lunga è stata l'attesa. A questo punto sorge un'esigenza: occorre subito realizzare qualcosa, piuttosto che lasciare andare in degrado ciò che di molto fragile è tornato alla luce". Un no deciso Baldelli ha opposto all'interro. Massimo Foghetti,
FANO - TEATRO - L'esperto Baldelli: "Urgente fermare il degrado"
Gabriele Baldelli, ex soprintendente dell'Umbria, è un archeologo che si è occupato della sua città natale, Fano. Ha seguito gli scavi del teatro romano e ha espresso la sua disapprovazione per le ultime decisioni dell'amministrazione comunale sull'area di via De Amicis. Secondo Baldelli, la permuta con il diritto di costruire a Bellocchi non è stata la soluzione migliore, poiché avrebbe lasciato l'area del teatro romano libera da nuove costruzioni. Invece, si suggerisce di trasformare la superficie edilizia in area archeologica e di istituire un piccolo museo per esporre il materiale rinvenuto.
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