Lavori alla Madonna del Rimedio, all'altar maggiore e al sepolcreto Nella chiesa di San Ferdinando (o di Crocetta) domenica mattina alle ore 12 saranno presentate alcune importanti opere di restauro compiute all'interno di quel gioiello del barocco che da tre secoli è incastonato nel cuore del quartiere della Venezia Nuova. L'occasione è offerta dalla ricorrenza di San Ferdinando di Castiglia, a cui è intitolata la chiesa. Ferdinando era detto anche il "re delle tre religioni" per il clima di armonia e tolleranza che riuscì a creare fra cristianesimo, ebraismo ed islamismo. All'iniziativa, oltre al vescovo, monsignor Simone Giusti, parteciperanno anche il console onorario di Spagna, Cesare Fremura, una delegazione spagnola, la dottoressa Loredana Brancaccio, per la Soprintendenza di Pisa, la presidente della Circoscrizione 2, Monica Ria, e naturalmente molti residenti del quartiere Venezia che offriranno un omaggio floreale alla memoria di padre Saglietto, una figura-simbolo nella storia del quartiere. Saranno, in particolare, illustrati il restauro dell'arco sovrastante l'altare maggiore, di un dipinto di San Ferdinando di Castiglia e di una immagine della Madonna del Buon Rimedio, oltre alla prospezione ed al ripristino di quattro sepolture settecentesche situate nel pavimento sepolcreto, sotto la navata centrale, con le lastre tombali ornate da splendidi stemmi gentilizi ad intarsio di marmi policromi. L'intervento archeologico è stato eseguito dallo studio tecnico Thesan di Livorno che ha dato luogo al recupero di numerosi oggetti di corredo (medagliette, rosari, etc.): saranno esposti all'interno della chiesa per tutta la settimana successiva insieme ad antichi disegni e documenti.
LIVORNO. Restauri in San Ferdinando In vetrina il gioiello barocco
Domenica mattina alle ore 12, nella chiesa di San Ferdinando (o Crocetta) a Venezia Nuova, saranno presentate alcune opere di restauro compiute all'interno della chiesa. L'occasione è la ricorrenza di San Ferdinando di Castiglia, a cui è intitolata la chiesa. Il restauro ha riguardato l'altar maggiore, l'arco sovrastante l'altare maggiore e quattro sepolture settecentesche nel pavimento sepolcreto. L'intervento archeologico è stato eseguito dallo studio tecnico Thesan di Livorno, che ha recuperato numerosi oggetti di corredo.
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