Dal 4 giugno tornano le visite guidate, ma tutta larea è segnata dal degrado Negli scavi archeologici lungo la via Emilia può entrare chiunque, anche di notte IL CARTELLO sul muro, lunico in tutta la zona degli scavi archeologici, col logo della Soprintendenza, dice "La nuova copertura che protegge le pavimentazioni della domus dei mosaici dora in avanti consentirà lapertura continuativa al pubblico di questa parte dellarea". Uno strano eufemismo: negli scavi di Claterna, unantica città romana lungo la via Emilia nel territorio di Ozzano, può entrare chiunque senza chiedere il permesso. E può farlo a qualsiasi ora, anche di notte: nessuna vigilanza, nessun numero di telefono al quale rivolgersi per visitare gli scavi e manco lombra di un lucchetto sul cancello, chiuso con un fil di ferro. Eppure, dice il sito di Civitas Claterna, lassociazione culturale che tutela larea archeologica, di proprietà dello Stato, assieme al Comune di Ozzano e a un gruppo di imprese, qui «è emersa una ricca residenza di età imperiale, con pavimenti in mosaico, una residenza delle dimensioni di alcune centinaia di metri quadrati, in uno stato di conservazione eccezionale». Tutto ciò che ha saputo proteggere la natura, e il tempo, per duemila anni, ora pare segnato dallabbandono e dal degrado: la casupola che un giorno, si spera nel giro di un triennio, dovrebbe diventare il punto daccoglienza per i turisti (anche questa proprietà statale) ha le finestre rotte e un muro è puntellato. Il tetto delledificio di fronte è imploso allinterno. La catena che dovrebbe sbarrare il passaggio ai veicoli pende da un gancio sul muro. «Cè una servitù di passaggio - si difendono gli animatori di Civitas Claterna -, il proprietario dei campi deve avere la possibilità di entrare». Sarà. Ed è vero, anche, che i reperti più importanti restituiti dagli scavi della domus romana in quasi mezzo secolo sono conservati nella biblioteca di Ozzano. Ma qualcuno dovrà spiegare perché, sotto un albero, giacciono dimenticati alcuni antichi lastroni di pietra squadrata, circondati dalla vegetazione, a due passi da una catasta di legname dalla quale spuntano cassette di plastica e materiali che sembrano provenire dagli scavi. E non va meglio dalla parte opposta della via Emilia, dove altre due distinte aree archeologiche, sulle quali campeggia il cartello con la scritta "Città romana di Claterna, scavi archeologici", sembrano una discarica: erbacce sui teli protettivi e pezzi di legno ammonticchiati alla rinfusa. Nella cattiva stagione, linvaso si trasforma in un acquitrino. Una Pompei in tono minore, ma pur sempre una delle poche emergenze archeologiche in provincia di Bologna, afflitta dal problema di sempre: la cronica carenza di fondi destinati alla cultura. Ed è un paradosso, visto che dal 4 giugno ricomincerà il ciclo di visite guidate, alle 18, con una lettura scenica, e appuntamenti successivi nei fine settimana, alla stessa ora fino a fine ottobre. Per cinque mesi Claterna, dove duemila anni fa hanno vissuto tremila persone, rinascerà per i turisti e per gli archeologi delle università di Bologna e Ferrara. Il rischio, finito il ciclo di visite guidate, è che il sito si ripresenti così come il cronista lo ha trovato martedì scorso.
Porte aperte a Claterna, la nostra Pompei duemila anni di storia assediati dalle erbacce
Negli scavi archeologici di Claterna, lungo la via Emilia, può entrare chiunque senza chiedere il permesso, anche di notte. La zona è segnata dal degrado e manca di vigilanza. Gli scavi hanno rivelato una ricca residenza di età imperiale con pavimenti in mosaico. Tuttavia, la casupola che dovrebbe diventare il punto d'acoglienza per i turisti ha le finestre rotte e un muro è puntellato. Il tetto delledificio di fronte è imploso all'interno. La catena che dovrebbe sbarrare il passaggio ai veicoli pende da un gancio sul muro. I reperti più importanti sono conservati nella biblioteca di Ozzano.
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