I beni dello stato possono essere ceduti agli enti locali che vogliono valorizzarli "Voglio a tutti i costi il Castello Svevo per farci la residenza del sindaco vestito da armigero». E' solo una battuta, si capisce, quella che Michele Emiliano ha lasciato cadere ieri durante un convegno sul federalismo demaniale alla facoltà di Scienze della formazione di Bari. Ma, scherzi a parte, la legge che trasferisce a titolo gratuito la proprietà di immobili dello Stato agli enti locali che ne facciano richiesta può davvero essere una rivoluzione copernicana. Specie se la posta in gioco è il futuro del patrimonio storico-artistico del territorio pugliese, così ricco di musei, palazzi, ex monasteri, torri e fortezze. Si prenda proprio il maniero federiciano, uno dei simboli del capoluogo. Se il Comune lo incamerasse potrebbe trasformarlo in un centro congressi a due passi dalla fiera. 0, perché no?, in un nuovo polo museale. Ridisegnare l'identità di una città a partire dai suoi beni strategici. Ecco la sfida che gli amministratori avranno davanti nei prossimi anni. Del resto, Bari in materia di federalismo demaniale ha già fatto le prove generali. Vedi l'acquisizione della caserma Rossani dietro la doppia contropartita della chiesa russa e del palazzo della Prefettura. Ma è soprattutto sulla destinazione d'uso del Margherita, per adesso in concessione al Comune a un canone risibile e in predicato di diventare un museo d'arte contemporanea, che bisognerà testare gli effetti della nuova legge. Ad oggi sono solo quattro i municipi pugliesi, a fronte dei sessantotto in tutta Italia, che hanno fatto richiesta di acquisire beni demaniali di carattere culturale: Barletta (palazzo della Marra, sede del museo De Nittis), Ostuni (Castello angioino), Otranto (Castello aragonese e faro di Punta Palascìa), e Casarano nel Leccese (torre costiera). Siamo ancora alle battute iniziali, è chiaro. «L'elenco è destinato a crescere», ha spiegato Annamaria Giotta della direzione generale dell'agenzia del Demanio. Quest'ultima ha siglato un protocollo d'intesa con il ministero dei Beni culturali che istituisce una cabina di regia per gestire le procedure di trasferimento. La normativa impone agli enti interessati di presentare un programma di valorizzazione del fabbricato storico oggetto della transazione. «I beni acquisiti dovranno fare da volano per lo sviluppo turistico», ha precisato l'ex presidente della Provincia di Bari Marcello Vernola. Si chiede ai Comuni uno «sforzo creativo» con cui «mettere a reddito gli immobili per recuperare le spese di gestione e manutenzione». Insomma, per fare cassa i Comuni potranno allocare in un castello un albergo o un ristorante. Di qui il monito di Isabella Lapi, direttrice regionale del ministero dei Beni culturali: «Gli amministratori non sperino di guadagnare dall'arte, perché i monumenti non sono gioielli da metterci addosso ma la nostra linfa vitale».
Federalismo demaniale, i Comuni si facciano avanti
Il governo ha introdotto una legge che consente agli enti locali di acquisire beni demaniali di carattere culturale a titolo gratuito. Questa legge può essere una rivoluzione per il patrimonio storico-artistico del territorio pugliese, che è ricco di musei, palazzi, ex monasteri, torri e fortezze. Il Comune di Bari ha già fatto richiesta di acquisire il maniero federiciano, che potrebbe essere trasformato in un centro congressi o un polo museale. Al momento, solo quattro municipi pugliesi hanno fatto richiesta di acquisire beni demaniali, ma si prevede che l'elenco crescerà.
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