E' stato dato l'annuncio della trasformazione del Museo d'arte contemporanea di Roma in Fondazione Da giorni il Macro, dopo le dimissioni del suo direttore, è al centro delle polemiche che lo scorso mercoledì hanno avuto una coda nel battibecco fra l'ex assessore alle Politiche culturali di Roma, Umberto Croppi, e il suo successore, Dino Gasperini, ma in serata è arrivato l'annuncio della "metamorfosi" per il Museo d'arte contemporanea di Roma: diventerà Fondazione. Proprio lo scorso mercoledì, Croppi, parlando del futuro del Macro, aveva individuato nella "mancata autonomia finanziaria e di gestione" la causa della scelta del direttore, Luca Massimo Barbero, che comunque ha già esplicitato l'impossibilità di tornare sulle proprie decisioni in una lettera inviata al sindaco di Roma. "Le mie dimissioni sono irrevocabili - ha chiarito nella missiva - a far data dal 30 giugno 2011, come previsto dal contratto che mi lega a questa Amministrazione". "Ho sempre cercato di evitare polemiche con il mio successore e anche oggi vorrei evitarlo - ha detto in conferenza stampa l'ex assessore Croppi -, ma voglio sottolineare che Roma si è qualificata a livello internazionale per una serie di eventi che l'hanno rimessa nel circuito dell'arte contemporanea internazionale. Questo - ha fatto notare - è un sistema fragile ed ogni errore potrebbe essere essenziale per la città di Roma". Un'affermazione che suona come un avvertimento, ma anche come un rimbrotto verso le scelte compiute di recente. "In base ad un piano di fattibilità - ha argomentato Croppi - al Macro servono 8-9 milioni di euro l'anno che il Comune di Roma non può permettersi. È quindi necessario il coinvolgimento di istituzioni e protagonisti del mondo dell'arte. Motivo per cui nei due anni in cui sono stato assessore ho lavorato con il sindaco ad una fondazione e ad una autonomia finanziaria del Museo che ora viene rimessa in discussione". Le delibere portate in Giunta comunale nel novembre del 2010, qualche giorno prima che Croppi venisse sollevato dall'incarico di assessore, prevedevano, come egli stesso ha ricordato, "l'istituzione del museo Macro, fino a qual momento considerato un ufficio della sovrintendenza", e la realizzazione di "una fondazione che ne garantisse l'autonomia". Non solo. "Il Macro - ha proseguito - veniva sganciato dalla sovrintendenza comunale e reso autonomo anche finanziariamente grazie ad un investimento di due milioni di euro da parte del comune". "Ero sicuro - ha scandito Croppi - di riuscire a trovare, entro il 2011, i soldi per la gestione del Museo attraverso gli sponsor privati". Ma, ad oggi, "quelle delibere ancora non sono state votate", tanto che Croppi parla di "insabbiamento dell' idea della fondazione". Peraltro, la sovrintendenza ai Beni culturali, il cui responsabile è Umberto Broccoli, si occupa nuovamente della gestione del Macro che in assenza di quelle delibere, ha evidenziato Croppi, "è tornato ad essere un ufficio della sovrintendenza". Senza contare che è stato "ritirato il finanziamento di due milioni di euro che sono stati riassorbiti nel calderone generale della sovrintendenza". Ecco perché, secondo l'ex assessore, Barbero "privato dei soldi e dell'autonomia gestionale" si è dimesso. "Barbero ha assunto l'incarico di direttore a scopo quasi volontaristico (80mila euro lordi il suo budget annuale, ndr) - ha ricordato Croppi -. In due anni ha realizzato 50 mostre e 20 pubblicazioni. Si è trovato tutta una serie di sponsor e di privati per la vitalizzazione del museo che da maggio 2009, per sei mesi, ha portato al Museo 70mila visitatori, 152mila nel 2010 e 115mila nei soli primi mesi del 2011". "Cifre da musei internazionali - ha sottolineato Croppi - che dimostrano come il Macro sia diventato un punto di riferimento per giovani e famiglie". Ora, secondo l'ex assessore, "si sta verificando uno scontro sulle spoglie del Macro" che vedrebbe su due posizioni antitetiche l'assessore alla Cultura di Roma Capitale, Dino Gasperini, che "vorrebbe togliere il Macro dalle competenza della sovrintendenza e Umberto Broccoli che si è ripreso il suo spazio". Uno "scontro tra i due che hanno interessi diversi". Di qui la decisione di Croppi di scrivere un "appello a tutto il mondo della cultura per mobilitare il sistema in difesa del Macro, per la sua autonomia gestionale, artistica e finanziaria anche attraverso il coinvolgimento degli addetti ai lavori e partner privati". Appello che ha perso un po' di forza dopo l'intervento, giunto in serata attraverso una nota, dell'assessore alle Politiche culturali e al Centro storico, Dino Gasperini che ha smontato pezzo dopo pezzo le tesi sostenute dal suo predecessore. "Il nostro obiettivo - ha detto Gasperini - è arrivare alla Fondazione. Ma prima dobbiamo rifare le delibere amministrativamente errate e recuperare il tempo che ci ha fatto perdere chi ha sbagliato gli atti di cui oggi parla". Un riferimento tutt'altro che criptico. "Il primo passo - ha spiegato - sarà la delibera che darà al Macro il proprio centro di costo, una nuova autonomia gestionale e altri spazi espositivi. Al secondo punto c'è l'istituzione del Museo, al quale attribuire la collezione permanente, dal 1958 in poi, più la documentazione del Centro documentazione arti visive ma, questa volta, con una delibera corretta, che contenga almeno al suo interno il regolamento e la carta dei servizi". Terzo, ha aggiunto, "costituiremo la Fondazione. Il tutto sarà fatto in tempi brevissimi e con il contributo di tutti coloro che, a partire dai Macro Amici, anche oggi abbiamo incontrato insieme al sindaco". "Attribuire presunti problemi del Macro a scontri personali - ha rimarcato l'assessore - è una realtà immaginaria che non convince nessuno, nemmeno chi la racconta. Suggerirei a Croppi, nei casi di dimissioni, di intervenire su chi le presenta e non su chi le riceve e soprattutto, quando parla di cifre, di non sbagliare gli zeri". "L'investimento di cui parla, che sarebbe stato sottratto dal sovrintendente Broccoli - ha tenuto a precisare Gasperini - non sarebbe di due milioni di euro, ma di 200mila euro. Mi piacerebbe poi capire per quale motivo chi oggi pretende di attribuire responsabilità ad altri, abbia raggiunto, proprio sulla vicenda Macro, il record di deli-bere presentate e ritirate perché sbagliate". "La prima - ricorda l'assessore - è stata presentata nel 2010 e ritirata ad ottobre dello stesso anno; la seconda, che prevedeva la costituzione di un Museo, era priva del necessario regolamento e dunque era amministrativamente nulla; la terza, che faceva riferimento sempre alla precedente delibera, che sottolineo era sbagliata, prevedeva la nascita di una Fondazione. In assenza però dell'istituzione di un Museo anche questa delibera era nulla".