"A Mosca l'altro ieri ho visto in esposizione la serie di sculture di stracci di Pistoletto del Castello di Rivoli e qui a Roma ne trovo un' altra serie», dice Giancarlo Galan. Il ministro della cultura ieri era in visita al Maxxi, il Museo delle Arti del XXI secolo della capitale che compie un anno, con l'intero alto comando della struttura che presentava i risultati della attività con manifesta soddisfazione: quasi mezzo milione di visitatori. Si muove a suo agio Galan, tra il Divano Moon System di Zaha Hadid e i bambini che fanno laboratorio, in un visita che inizia dal bookshop, ma si sa, i ministri di centrodestra adorano bookshop e punti ristoro. Poi qualche esternazione: «I numeri parlano da soli. Al Maxxi sono stati bravissimi dice -, una struttura così non ha bisogno dello Stato, anzi dovrebbe portare utili». Caspita! Un museo in attivo? «È un paradosso spiega -, ma almeno dovrebbero essere autosufficienti». Il presidente del Maxxi Pio Baldi interviene: «Ci vuole tempo», dice serafico. Poi il ministro parla dell'annosa questione del Palazzo del Cinema di Venezia, «un progetto impraticabile» lo definisce su cui ha convocato in una riunione per mercoledì con gli altri partner dell'impresa, Regione Veneto, Provincia e Comune di Venezia. Partner che anche a causa dei tagli di Tremonti hanno difficoltà a mantenere gli impegni, per un progetto, come al solito, all'inizio sottostimato, perciò mai realmente partito e che rischia restare a carico dello Stato Pantalone. Di qui anche l'ipotesi di un ridimensionamento. Sempre sulla lama del rasoio Gale: ha le sue ragioni a non far assumere l'intero onere del Palazzo del Cinema al suo ministero -«Manco fossero soldi miei» insiste-, ma poi vive nella felice illusione che i musei si paghino da soli: non ha visto gli stracci di Pistoletto per terra? Vuol fare una legge sulla defiscalizzazione per gli investimenti privati: è il sesto ministro consecutivo che la promette. Che noia!