Con i suoi 216 archi ripartiti in 54 per ogni lato e suddivisi a loro volta su 6 piani per 9 archi ciascuno, il Palazzo della Civiltà Italiana è visibile da ogni angolo della città e nelle giornate nitide lo si può scorgere anche dal mare e dalle pendici dei primi rilievi oltre il nucleo residenziale dell'Urbe. Noi romani lo chiamiamo "Colosseo Quadrato" perché ricorda il prototipo classico a cui si ispirarono i progettisti di questo grande blocco uniforme che è diventato, senza alcun dubbio, l'emblema dell'intero quartiere dell'Eur, acronimo questo che sta per Esposizione Universale Roma, manifestazione che non si svolse nel 1942 a causa della guerra ed indicata anche più semplicemente con la sigla "E42". Il progetto originario dell'Eur nacque all'indomani della guerra etiopica (1936) per celebrare la nuova condizione imperiale del nostro Paese. Coordinati dall'architetto romano Marcello Piacentini, il veronese Luigi Piccinato, il pesarese Ettore Rossi, il novarese Luigi Vieni ed il croato ma italianissimo Giuseppe Pogatschnig Pagano (morto a Mauthausen nel 1945), elaborarono un piano generale di quartiere che prevedeva razionalmente infrastrutture urbane, servizi di pubblica utilità, aree verdi e costruzioni stabili in grado di costituire il nucleo centrale della tanto agognata espansione di Roma verso il mare. Il nuovo "Colosseo" (chiamato anche Quadrato della Concordia, Palazzo della Civiltà Italica e, nel dopoguerra, Palazzo della Civiltà del Lavoro ma anche con qualche irriverenza "Groviera"), venne progettato nel 1938 dagli architetti Giovanni Guerrini da Bagnara di Romagna, Mario Romano da Roma ed Ernesto La Padula, detto Bruno, da Pisticci di Matera, sempre con la supervisione del Piacentini. L'intera struttura, terminata esternamente nel 1943 e coerentemente pensata in muratura, venne in realtà realizzata in cemento armato e rivestita in lastre di travertino per ragioni economiche, ma anche e soprattutto di tempo. Ai lati delle scale, sono collocati quattro gruppi dei Dioscuri, opera complessiva degli scultori Publio Morbiducci da Roma ed Alberto Felci da Pisa. Nell'edificio sono attualmente in corso importanti lavori che dovrebbero terminare l'anno prossimo in modo da ospitare l'esposizione permanente del "Made in Italy" ed il Museo dell'Audiovisivo.