Padiglione Italia. In 200 declinano l'invito a partecipare alla mostra «L'arte è Cosa Nostra» Il motivo? Problemi organizzativi: lettere spedite in gran ritardo agli artisti e richieste bizzarre Artisti allo sbaraglio. Un fenomeno tellurico di magnitudo relativa ma costante scuote il Padiglione Italia concepito e curato da Vittorio Sgarbi che si inserisce nella Biennale di Venezia con oltre 260 artisti all'Arsenale e con molteplici «appendici» in più regioni e 89 istituti culturali all'estero. Parco-autori previsto totale, circa 2.000 artisti. Molti scelti da intellettuali di varie discipline e orientamenti politici chiamati da Sgarbi. Il mondo non crollerà eppure diversi autori declinano l'invito, preferiscono un «no grazie» a un appuntamento in laguna sognato magari per anni. Sono impazziti? All'Arsenale li vedrebbero critici e collezionisti da mezzo globo. Oppure non digeriscono le invettive politiche del critico d'arte reduce del flop televisivo? Niente, le idee su magistrati, Pisapia affini del ferrarese ottimo studioso di pittura del 400 e 500 non c'entrano. Il problema sta nell'organizzazione della mostra L'arte è Cosa Nostra, voluta dal sindaco di Salemi per combattere «le mafie dell'arte» e i soliti noti. Ma inviti in gran ritardo e richieste bizzarre agli artisti (niente di illegale, chiariamo) come lo spedire le opere a proprie spese e un'incertezza da vertigine spingono alcuni a rinunciare. I tempi d'invito non sono un corollario: servono per preparare un'opera, o sceglierla, spedirla, assicurarla, proteggerla... Secondo Guglielmo Gigliotti, che ha portato a galla le defezioni sull'edizione on line del Giornale dell'arte, «i dinieghi crescono di giorno in giorno, possono diventare una frana». Nell'ambiente circolano cifre difficili da fissare: chi dice 150, chi 200. Il curatore ha un'altra stima: una ventina. E quando sa di una rinuncia, spesso telefona di persona perché l'artista ci ripensi. Enzo Cucchi, esponente di fama internazionale della Transavanguardia, citato più volte come presente all'Arsenale, non presenzierà. Ontani, nome di spicco della scena italiana, invitato, non andrà. Pizzi Cannella, della scuola romana di San Lorenzo, ancora al 24 maggio fa dire alla sua assistente di non sbilanciarsi sulla sua presenza nel braccio romano a Palazzo Venezia, poi si sa che dirà sì. Giuseppe Gallo, altro maestro della Scuola di San Lorenzo, non ci sarà: «Il sistema dell'arte è già collassato, è pietoso, Sgarbi l'ha capito ma non ha avuto la forza o la volontà e il tempo di organizzare la sua idea, pur buona. Non sono uno sgarbiano, ma sono stato invitato un mese prima quando gli artisti stranieri vengono chiamati un anno prima. E poi ci saranno oltre 200 artisti, quasi più partecipanti che pubblico, e questo perché i politici vogliono i numeri». Specifichiamo: qui non si parla della Biennale curata da Bice Curiger ma del Padiglione Italia, quest'anno trasferito dall'edificio nei Giardini ai vasti spazi dell'Arsenale dove la Repubblica veneziana costruiva e riparava navi. L'ex ministro nient'affatto rimpianto Bondi affidò al critico ferrarese il capitolo peri 150 anni d'Italia. La sua mostra andrà giudicata una volta vista, intanto il subbuglio circola. Luca Perino, dell'eccellente duo partenopeo Perino Vele: «Saremmo nella lista per la mostra in Campania, in realtà a stamattina, 25 maggio, non abbiamo ricevuto nulla di ufficiale. Per la Biennale curata da Szeeman nel 1999 ci scrissero 3-4 mesi prima. A Napoli vari artisti si sono riuniti l'altro giorno per questi problemi». Luca Vitone, che in Italia rientra nella categoria dei giovani, conferma il suo no all'Arsenale. «La ragione principale è logistica: l'ho saputo da un collezionista, sono onorato di essere stato nominato da un architetto che non conosco di persona ma stimo come il milanese Cerri, però non ne sapevo nulla. Il 14 maggio alle 15.35 una mail mi avvisa dell'invito come da telefonata mai ricevuta (forse hanno parlato con una controfigura), che dovrei spedire un'opera con copertura assicurativa a partire dal momento dell'arrivo e a spese mie e tra lunedì 16 maggio e venerdì 20. Questo senza capire che lavoro mandare, in quale spazio, neanche due parole del curatore. Non si lavora così nemmeno per una mostra della pro loco. Dà tristezza, così si svilisce un'istituzione italiana. Certo dire no alla Biennale è dura, c'ero nel 2003... E poi c'è una marea di artisti: come sarà?». «L'Arsenale sarà affollatissimo - appunta Gianluigi Toccafondo, autore di cinema di animazione - Ringrazio Stefano Salis che mi aveva invitato, purtroppo rinuncio, manca lo spazio adatto. Mi dispiace molto». Sul sito artribune (magazine d'arte italiano on line) ha pubblicato una lettera sulle vicissitudini tecniche e il suo no un nome piuttosto forte come Paolo Canevari. Tituba pure qualcuno dei dieci critici d'arte convocato per scegliere gli artisti per le oltre 25 mostre regionali distribuite in tutta Italia. Marco Senaldi: «Non confermo il ritiro perché non avevo un incarico ufficiale. Ma gli artisti da me selezionati non sono stati convocati. La macchina è partita troppo tardi». Marco Tonelli è più netto: «Lo spirito era giusto. Ma mi sono dimesso. Noi critici abbiamo selezionato gli artisti, discusso collegialmente, Sgarbi ha approvato a voce, alla presentazione alla stampa invece mancavano centinaia dei 650 da noi segnalati mentre lui ne ha inseriti il doppio arrivando in tutto a un migliaio. Poiché Sgarbi ha considerato indegni molti dei nostri nomi (avevo indicato 50-60 emergenti), non vedo come restare. Né condivido che molti artisti debbano inviare le opere a spese loro. E' diventato un progetto mastodontico». Tutto ciò, ipotizza Tonelli, potrà servire «se seguirà un'autocritica del sistema artistico italiano». Tonelli pensa positivo.