Acque agitate a Venezia a pochi giorni dal vernissage della 54.ma Biennale. Le polemiche, fisiologiche, che precedono e poi accompagnano puntualmente ogni edizione, quest'anno sono state propiziate dalla presenza di Sgarbi, che in qualità di responsabile del Padiglione Italia ha attirato su di sé i riflettori. Così da oscurare il direttore dell'Esposizione Internazionale, Bice Curiger, che per non smentire i suoi predecessori, ha avuto la folgorazione di un titolo come "Illuminazioni": un'apologia della banalità. E a parte le dimissioni, minacciate, date e ritirate dallo stesso Sgarbi, è il progetto, decisamente fuori scala e fuori dalle convenzioni, che fa discutere. A cominciare da quello del Padiglione veneziano, dove oltre duecento intellettuali di estrazione e profilo alquanto eterogenei, sono stati invitati ad indicare ciascuno un artista. Da questa varia umanità era inevitabile che uscissero scelte in diversi casi imprevedibili. Non più i soliti noti promossi dalla "mafia del mercato internazionale", complice una lobby di critici, direttori di musei e istituzioni varie, ma artisti d'ogni tendenza e profilo, magari ingiustamente tenuti ai margini della celebrità o addirittura dimenticati nel sottobosco artistico. Ma a parte i tanti altri nomi di italiani all'estero o di artisti stranieri attivi in Italia, convocati in varie sedi, il numero degli eletti si gonfia a dismisura con le sezioni regionali, disseminate appunto per tutta la Penisola. Un migliaio circa, selezionati da una commissione, questa di critici, che dovrebbe assicurare il carattere per così dire ecumenico di siffatta chiamata a raccolta dell'arte italiana. TUTTI INSIEME, più o meno appassionatamente, famosi e sconosciuti (o quasi), onesti artieri e star. Con qualche problema: le dimissioni di alcuni commissari, e i "no grazie" di diversi artisti. E non solo per il particolare, davvero insolito, che sarebbero a carico loro imballaggi e trasporti delle opere, più un "contributo"di 500 euro. Per la causa. Ovvio che per alcuni, o molti, è l'occasione della vita; la Biennale è pur sempre la Biennale. Per i nomi più noti, invece, potrebbe risultare imbarazzante condividere lo spazio con troppi Carneadi. Ma se qualcuno ha risposto con un rifiuto sdegnoso, si può immaginare quanti altri abbiano fatto di tutto per essere della partita. Esemplare, comunque, la dichiarazione di Kounellis, celebrata figura dell'élite internazionale, per quanto da tempo noiosamente ripetitivo. Vorrebbe rifiutarsi, ci mancherebbe, ad una così poco onorevole promiscuità, ma una sua facoltosa collezionista ci tiene molto a prestare alla Biennale un'opera sua. Ovvero, come esserci ufficialmente "obtorto collo". Ma esserci comunque.