Più di 12 mila pratiche di abusi edilizi non condonabili, ma da un anno ferme senza motivo nei cassetti del Campidoglio: una pericolosa battuta d'arresto sulla lotta all'abusivismo, nella Roma di Alemanno. Con pericolose conseguenze sul patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, condite da «inquietanti fenomeni di corruzione nella pubblica amministrazione». E' questo il quadro dipinto dal Partito democratico che ieri, con un'interrogazione alla Camera rivolta al ministro dei Beni culturali, primo firmatario Walter Verini, ha chiesto conto al governo sugli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto l'ufficio condono edilizio e la società Gemma spa, che fino a poco tempo fa ha gestito le pratiche dei condoni. «La risposta, burocratica e per niente concreta, ha confermato che oggi a Roma - afferma Verini - si pratica di nascosto quello che Berlusconi ha annunciato pateticamente a Napoli: la sanatoria abusiva degli abusi». Nell'occhio del ciclone c'è proprio la società Gemma, che ha alle spalle una storia travagliata e poco trasparente. L'ultimo capitolo risale al mese scorso, quando un supertestimone denuncia, dalle pagine di Repubblica, l'esistenza di un giro di tangenti gestito da «una cupola composta da alcuni inamovibili funzionari comunali e da sette dipendenti di Gemma». Per ottenere la sanatoria degli abusi il sistema sarebbe quello di protocollare pratiche in bianco retrodatate, per poi compilarle al momento opportuno. Naturalmente dopo il pagamento di "parcelle" che varierebbero dai 5 ai 50 mila euro. Con questo sistema, afferma il testimone, «si potrebbe costruire una villa in un parco domani mattina e farla apparire condonata nel 2004». Ma non è tutto. «Ci risulta afferma Verini - che 12 mila pratiche di richieste di sanatorie edilizie non condonabili sono da un anno ferme negli uffici comunali. Si tratta di abusi da perseguire e da demolire, ma chissà perché queste pratiche giacciono invece nei cassetti dell'ufficio condono e le demolizioni non arrivano: ci aspetteremmo un'immediata azione di verifica». La verità, secondo Vermi, è che «in questi ultimi anni nella Capitale non si è abbattuto nessun abuso di rilievo, e anche questa situazione conferma quanto nella Roma di Alemanno le regole siano calpestate. E le ferite al territorio, nella città storica, nei parchi archeologici sono crimini».