Le richieste di condono sono state bocciate ma il Comune non interviene Verini (Pd): «Il sindaco pratica di nascosto quel che Berlusconi promette» Le prove. Le foto permettono di datare gli abusi: dopo il condono Lo smantellamento. Con Alemanno via l'ufficio anti-abusi e il sistema foto-aereo I1 voto, nelle ultime settimane, ha acceso i riflettori sulla Napoli abusiva. Ma quello che Berlusconi ha promesso a Napoli - stop alle ruspe e impunità per gli abusivi - nella Roma di Alemanno - al governo ormai da tre anni - è già pratica consolidata. Complici le sabbie mobili dell'Ufficio condono edilizio, su cui indaga la magistratura. Ma non solo. L'ultima riprova della silenziosa "sanatoria" romana, scattata all'indomani del voto che ha consegnato l'amministrazione nelle mani di Alemanno, si trova in un cassetto del Campidoglio, dove da più di un anno giacciono dodicimila pratiche di sanatorie edilizie. A denunciarne l'esistenza, ieri, durante il question time, è stato il deputato del Pd Walter Verini, chiedendo al governo «un'immediata azione di verifica». Le pratiche, in questione, infatti, sono richieste già esaminate dall'Ufficio condono. Lette, esaminate e bocciate. Giudicate, cioè, non condonabili. Un giudizio inesorabile, con cui un anno fa terminava il lavoro burocratico. E sarebbe dovuto iniziare quello delle ruspe. Se qualcuno si fosse preoccupato di mandarle. E invece villette, piani rialzati, verande, sono ancora lì, in larga schiera. Sfacciati, in pieno centro storico. Impuniti, anche nei parchi. In quello di Vejo, nel già martoriato parco dell'Appia Antica, nell'Insugherata, nella Marcigliana. Eppure, come ha potuto ricostruire l'Ufficio condono pratica per pratica, si tratta di abusi, che cadono fuori da tutte le reti di salvataggio offerte negli anni dai governi di centrodestra. Uno degli abusi è persino firmato Comune di Roma. E poi verande, villini, nuove edificazioni. Venute su a dispetto di qualsiasi regola e norma. Perché persino le sanatorie hanno una regola. E l'ultimo condono Berlusconi fissava il termine massimo per accedere al condono al 31 marzo 2003. Ma quello che non potè la norma berlusconiana, potè la prassi alemanniana. E sì che per circa 5700 di quegli abusi parlano anche le foto aeree. Qualche volta bisogna arrivare persino al 2005 per veder sorgere l'abuso, laddove al 31 marzo 2003 c'era solo il verde del parco. Niente paura, nel frattempo al Comune di Roma hanno smantellato anche il sistema fotoaereo. C'è persino del metodo. Fino a tre anni fa, a occuparsi degli abbattimenti c'era un ufficio antiabusivismo alle dirette dipendenze del sindaco. Ma eliminarlo fu uno dei primi atti di Alemanno. L'opposizione insorse, il Pd presentò una interrogazione all'allora ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. «Il ministro, in quest'aula, provò a rassicurarci, citando le parole del sindaco Alemanno secondo cui la lotta all'abusivismo sarebbe continuata con maggiore determinazione», ricorda Walter Verini, che ieri insieme all'ex assessore all'urbanistica Roberto Morassut ha presentato una nuova interrogazione al governo Berlusconi. Altro che determinazione: «In questi anni a Roma non si è abbattuto nessun abuso di rilievo e anche la Regione Lazio ha imitato il Comune smantellando l'Ufficio antiabusivismo». E intanto «Roma sta conoscendo abusi di ogni genere» «Alemanno - lo ha attaccato ancora Verini - da una parte, fa la mossa di difendere la Capitale contro i deliri leghisti di trasferimento dei Ministeri e dall'altra, ogni giorno, lascia che si producano offese e ferite alla città con una sistematica e intollerabile violazione delle regole». Ferite al territorio, nella città storica, nei parchi archeologici. che si configurano - ricorda Verini - come dei «veri e propri crimini». E infatti sulle dodicimila pratiche dimenticate sta indagando anche la magistratura.