Le delibere ferme in Campidoglio da novembre scorso dopo due anni di lavoro La prossima settimana il nome del successore del dimissionario Barbero Al capezzale del Macro il duello è politico. A colpi di smentite e accuse di delibere sbagliate, rinfacciandosi tempo perso e occasioni sfumate. Dopo le dimissioni di Luca Massimo Barbero, la scorsa settimana, Umberto Croppi si decide a convocare la stampa per fornire la sua versione dei fatti. Raccontato dal punto di vista dellex assessore, il Museo darte contemporanea allinea una sequenza di situazioni portate allestremo, di scelte non compiute, fino alla paralisi e al collasso, reso pubblico con le dimissioni del direttore. Ma lassessore alla Cultura Dino Gasperini ci tiene a dire che la situazione è sotto controllo e che gli errori sono tutti imputabili a chi lha preceduto. Terza parte in causa, e non da meno, il sovraintendente ai Beni culturali, Umberto Broccoli, accusato da Croppi di aver tagliato quel minimo di linfa vitale che consentiva al Macro di vivacchiare, per avocare a sé un centro di spesa in tempi di magra. Broccoli: «È un periodo che scopro dalla stampa con chi sto litigando. Insieme con Gasperini e su incarico del sindaco stiamo lavorando alla valorizzazione del Macro». Ma Croppi racconta ancora di aver lavorato quasi due anni alla definizione dello status giuridico del Macro che, in quanto Museo darte contemporanea di Roma, e malgrado le sue due sedi (via Nizza e Testaccio), nemmeno esiste se non come ufficio della sovraintendenza. Racconta che la prima delibera è arrivata in giunta a luglio 2009 ma, date alcune obiezioni mosse dalla commissione cultura, si decise di definire due delibere distinte, per farne museo e fondazione. È qui che la faccenda sembra essersi arenata, a un passo dallapprovazione: era il 24 novembre 2010, e dopo poche settimane le vicende del governo romano di Alemanno hanno portato al rimpasto che ha messo Croppi alla porta. Le delibere, approvate, discusse, messe a punto con direttori tecnici e beneplaciti bipartisan, giacciono inerti da quasi sei mesi. Intanto Barbero aspetta al suo posto ma il suo lavoro, per quanto apprezzato, non decolla. Curatore di buona fama internazionale, impegnato al Macro con 80 mila euro lordi dal maggio 2009, scrive al sindaco Alemanno, dichiarando concluso il suo percorso personale in quella istituzione. Lascia con questi numeri: cinquanta mostre, venti pubblicazioni, 152 mila visitatori nel 2010, 115 mila già totalizzati questanno contro i 70 mila del 2009. Ora, guardando avanti: Gasperini assicura che lobiettivo del Campidoglio è arrivare alla istituzione della Fondazione e che il tempo perso è dovuto agli errori contenuti nelle delibere volute da Croppi. Aggiunge che i "presunti scontri personali" (il riferimento dellex assessore ad attriti con Broccoli) hanno poco a che vedere con lo stallo del museo: «Sto cercando di far recuperare al Macro il tempo perso: sto per portare in giunta la delibera che istituisce la fondazione e che gli darà un centro di spesa autonomo. Non cè bisogno di alcuna mobilitazione. Il Macro non ha mai avuto tante risorse come nella previsione di bilancio approvata in giunta e sono certo che continuerà ad essere allaltezza del suo ruolo fondamentale nel panorama dellarte contemporanea». Lultima parola: la prossima settimana il nome del nuovo direttore.