Ho chiesto di restare perché non sono tranquilla. A dirlo è Anna Maria Petrioli Tofani, direttrice della Galleria degli Uffizi. Dovrebbe andare in pensione alla fine di gennaio, ma ha formalmente chiesto di rimanere al suo posto per altri tre anni come previsto dalla legge. Il motivo? Una certa preoccupazione per il futuro degli Uffizi. Se la sua domanda verrà accolta potrà festeggiare i suoi 20 anni alla direzione del museo più famoso del mondo. E lei potrà dormire sonni tranquilli ancora per un po'. Al centro delle preoccupazioni della direttrice sembra essere la spettacolarizzazione della cultura, e tutto quello che ne consegue. «Io ho in mente un ruolo dei musei, in particolare di questo così importante, che da un po' di tempo a questa parte mi sembra venga snaturato. In Italia non c'è la cultura del museo inteso come luogo fondamentale di aggregazione sociale e centro di una chiara politica culturale». Sappiamo che non ama che le opere del suo museo vadano in giro per il mondo per mostre la cui qualità complessiva a volte sfugge. «Non sono contraria alle mostre se sono operazioni culturali che aiutano a diffondere la conoscenza, se alla base ci sono ragioni forti. È che i rischi sono enormi. Una volta c'era una disposizione che vietava che le opere su tavola potessero viaggiare. Per le tele i rischi sono molto minori. Da una quindicina di anni invece questa norma non è più applicata affidandosi secondo me troppo ciecamente alle nuove tecniche di imballaggio. Ma le vibrazioni di un decollo e di un atterraggio o quelle di molte ore in autostrada è certo che non fanno bene all'opera». Che succede quando un'opera viene prestata? «Che i visitatori che magari vengono dall'altro capo del mondo si sentono defraudati di qualcosa. Io la considero una questione etica, e poi quando la gente invece dell'opera davanti si trova un cartello protesta, il ritorno di immagine è pessimo. Pensi che ho detto di no anche a me! Alla mostra sul disegno fiorentino del tempo di Lorenzo il Magnifico al posto di alcuni disegni particolarmente delicati misi i facsimili». Qual è dunque per lei il ruolo di un direttore di museo? «Quello di responsabile di collezione e studioso. Il nostro compito principale credo sia quello di mantenere e tramandare il patrimonio che ci è stato lasciato. La Medusa di Caravaggio, appena restaurata, è stata mandata a Milano, alla Fondazione Bagatti Valsecchi per una mostra sugli scudi! La carta non va esposta per almeno 5 anni e per non più di 12 settimane, a Monaco addirittura 10, eppure alla mostra su Botticelli, qui a Palazzo Strozzi, c'erano alcuni nostri disegni che erano stati in mostra a Roma solo 3 anni prima». Ma non sono i direttori di museo a decidere? «No. I musei non hanno autonomia. Fu Spadolini a suo tempo a dare autonomia alle biblioteche ma non ai musei. Se prima poteva anche andare che fossero le soprintendenze a gestire tutto, ora certamente non più: dal dopoguerra l'interesse per l'arte e la cultura si è diffuso e si sono creati problemi nuovi ai quali non si è saputo dare risposte». Sul tormentone della loggia di Isozaki che pensa? «Sono favorevole alla loggia e credo che Firenze soffra enormemente per la non soluzione del problema. Isozaki conosce benissimo Firenze, ha fatto un progetto che rispetta molto le caratteristiche della città. C'è chi dice che la loggia è stata approvata all'insaputa dei cittadini: tutti i progetti sono stati esposti per mesi nella sala delle Reali Poste, qui agli Uffizi! E poi c'è stato un regolare concorso, è un danno per l'immagine di Firenze non rispettarne gli esiti». Sono cominciati i lavori per i Nuovi Uffizi, qual è la situazione? «Sarà una cosa impegnativa e necessaria, ma già le sale che dovevano ospitare il nostro personale se le è prese la Soprintendenza regionale. Il risultato è che i visitatori del celebratissimo corridoio vasariano stanno continuando a passare da ambienti dove si sta lavorando: lei pensa che faccia bene all'immagine della città? Gli Uffizi creano nel pubblico un'aspettativa alta, sottovalutarla ha e avrà un prezzo pesantissimo».