FRANCAVILLA - Quando si dice l'onestà. La Guardia di Finanza si ritrova direttamente in caserma sei reperti archeologici di origine messapica, collocazione temporale seconda metà del III secolo a. C., grazie al contributo fattivo di una cittadina francavillese - preferisce restare anonima - che li aveva ricevuti in eredità, trovandosi un tesoro direttamente in casa. L'idea è di poterli esporre presso il museo che verrà allestito a Castello Imperiali, ma per ora si trovano custoditi a Egnazia (Fasano). La storia comincia all'inizio dell'anno, quando questa signora decide di mettere in ordine un immobile parte dell'asse ereditario del caro estinto. Quando è intenta a fare pulizie, s'imbatte in uno scatolone impolverato accantonato in un angolino sperduto dell'appartamento. Il primo pensiero che le passa per la testa è che si possa trattare di «scartoffie», come tali destinate a essere gettate direttamente nella spazzatura, poi s'incuriosisce e comincia a indagarne il contenuto. È a questo punto che si rende conto di trovarsi di fronte a qualcosa di eccezionale, raro se non proprio unico: sei oggetti in terracotta, alcuni finemente decorati, tra i quali anche i celebri askos e trozzelle. L'erede, contenta ma allo stesso tempo preoccupata da un simile ritrovamento, dato che non è possibile ai privati detenere patrimoni archeologici, prende la cornetta e chiama la guardia di finanza per chiedere informazioni e capire come si debba comportare. Gli uomini delle fiamme gialle, un po' sorpresi da questo tipo di richiesta, impegnati spesso a dare la caccia ai tombaroli, si mettono a disposizione della cittadina e prendono l'impegno di contattare la Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Taranto. È il capitano Antonio Triggiani a trattare in prima persona il caso, più delicato di quanto si possa pensare. Gli esperti della Sovprintendenza recuperano i reperti direttamente dalla caserma di via Chiariste per sottoporli ad accurati esami utili ad accertarne l'autenticità ed a fornirne una collocazione temporale quanto più attendibile. L'esito delle analisi effettuate dalla Sovrintendenza giunge nella Città degli Imperiali una manciata di giorni fa: tutta roba autentica, presumibilmente proveniente da un unico corredo funerario databile seconda metà del III secolo a.C., valore comprensibilmente inestimabile. Oggi i reperti sono custoditi nel museo del parco archeologico di Egnazia (Fasano), ma il capitano Triggiani ha già proposto che ritornino a Francavilla, per esservi esposti, quando saranno ultimati i lavori al Castello Imperiali. 25 Maggio 2011