Domani è fissato il primo incontro per mettere a punto la bozza del protocollo d'intesa per l'ingresso della Provincia in Firenze Mostre, ma la polemica è tutt'altro che placata. Ad incontrarsi saranno i funzionari di Comune e Provincia e, pochi giorni dopo, saranno il sindaco Domenici e il presidente della Provincia Renzi a siglare il patto che riporterà largamente in attivo la società per azioni con sede in Palazzo Strozzi. Intanto, con il suo assegno da un un milione e trecentomila euro già staccato dal blocchetto del bilancio di Palazzo Medici Riccardi, la Provincia si assicurerà la stessa partecipazione azionaria del Comune. Più o meno i due enti si divideranno equamente il 75 delle azioni della spa, mentre il restante 25 resterà in mano ai privati. E la Fondazione della cultura allora? «Questo risponde l'assessore alla cultura Simone Siliani è il primo passo in quella direzione. Risanare Firenze Mostre e successivamente passare da una spa ad una Fondazione. Questa, secondo noi, dovrebbe essere la cosiddetta Fondazione per la cultura di cui tanto si parla. Perché è evidente che nessuno pensa a una prolificazione di contenitori». Stessa posizione quella del presidente della Commissione Cultura, Dario Nardella che giovedì prossimo ascolterà in una audizione congiunta gli assessori Siliani (cultura), Gori (Turismo), Nencini (Economia) e il presidente della Camera di Commercio Mantellassi. «Noi dobbiamo pensare a un progetto utile alla città sostiene Nardella non a porre condizioni su chi possa o no farne parte. Ben venga la partecipazione del Monte dei Paschi di Siena, degli Industriali, della Provincia. Non è il momento delle polemiche, ma della costruzione di questo nuovo soggetto». Nardella si riferisce alle critiche di Forza Italia che chiede, attraverso i tre capigrup-po Amato (Comune), Grazzini (Provincia) e Dinelli (Regione) assemblee istituzionali dedicate al tema della Fondazione della cultura. «Di questo tema spiega Grazzini nessuno ha mai ufficialmente parlato in consiglio provinciale. Sappiamo solo che il presidente Renzi ha deciso di staccare un assegno dal bilancio senza nemmeno specificare per chi». Anche il consigliere comunale Toccafondi insiste: «E' necessario fare chiarezza su ruoli e compiti. La sensazione è che i soggetti interessati non si siano nemmeno consultati sul tema. Ma gestiscono risorse pubbliche».