Appello all'arcivescovo Montenegro: «Rischio crollo del tetto, servono subito fondi per il restauro» lA CHIESA DI SAN FRANCESCO «Sia destinato l'otto per mille della Chiesa Cattolica al restauro e al consolidamento della copertura della chiesa di San Francesco». Salvatore Bonelli, ex amministratore comunale e componente della commissione comunale toponomastica, lancia l'appello e si rivolge all'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, affinché «Prenda a cuore la vicenda di una delle più belle chiese di Licata». «L'otto per mille serve proprio per il restauro e la realizzazione delle chiese - si legge nella lettera inviata a Don Franco - perché non utilizzare parte di quei fondi per salvare San Francesco? I cittadini - conclude Bonelli - attendono con ansia un suo autorevole intervento». Salvatore Bonelli già nel febbraio del 2006 aveva sollecitato la Curia a prendere a cuore le sorti della chiesa sita in corso Vittorio Emanuele: «Fino a qualche anno fa veniva aperta solo per convegni ma rimaneva chiusa alle attività religiose». Recentemente, l'architetto Salvatore Cipriano ha lanciato l'allarme, paventando il rischio che la copertura possa collassare sotto il suo stesso peso. Della situazione è stata informata la sovrintendenza di Agrigento che nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo. La situazione è parecchio seria perché le assi in legno che sorreggono il tetto sono piegate vistosamente, urge un intervento di salvaguardia prima che sia troppo tardi. Il problema è particolarmente vistoso sopra l'altare centrale e nella parte absidale. «Osservando la copertura dall'alto - dichiara l'architetto Cipriano - infatti, appare evidente una accentuata deformazione che le travi in legno sottostanti alle tegole hanno subito nel tempo. Un evidente incurvatura ne palesa la eccessiva sollecitazione flettente a cui sono sottoposte». Sempre secondo l'architetto Cipriano: «Non è da escludere un improvviso cedimento strutturale ed un crollo della copertura che potrebbe causare rischi all'incolumità pubblica oltre che fare perdere irrimediabilmente beni culturali dall'immenso valore storico ed artistico». g.p. 24052011