Grande partecipazione al convegno della parrocchia dedicato alla chiesa medioevale Appello di monsignor Bonazzi: unire gli sforzi E Ceresini: crediamo nelle missioni impossibili SAN GIOVANNI IN CROCE Monsignor Achille Bonazzi, responsabile dell'ufficio beni culturali della Diocesi, ieri mattina nel teatro comunale Cecilia Gallerani è rimasto piacevolmente spiazzato di fronte all'ottimo riscontro di pubblico ottenuto dal convegno sul tema 'La chiesa di San Zavedro, scrigno di arte e di storia', voluto dalla parrocchia: «Pensavo di trovare la sala vuota, e invece...Questa presenza dà molta fiducia». A dispetto del degrado in cui si trova, insomma il quasi millenario edificio di San Zavedro (11-12esimo secolo) suscita sempre molto interesse. Quel che serve, ha sottolineato don Achille, «è unire gli sforzi per realizzare un progetto valido». Un progetto che, in effetti, già c'era: «Redatto da Luciano Roncai e Franca Belloni, non gli ultimi arrivati, fu presentato il 28 aprile 2000. Mancava una integrazione, ma purtroppo non se ne fece nulla». Qualcosa però è stato fatto: «Nel 1985 venne rifatto il tetto, ma non secondo i canoni della Sovrintendenza e così lo abbiamo successivamente risistemato. Don Mario (Binotto, nda) ha portato l'acqua dai canali vicini alle fognature», eliminando i guai dell'umidità e delle infiltrazioni. Cosa serve ora? «I serramenti per mettere in sicurezza le decorazioni più importanti, pensare a un progetto completo con tanto di destinazione d'uso e nuovi scavi per approfondire gli studi, riordinare i dati d'archivio». Sul perché si sia arrivati al disastro attuale, monsignor Bonazzi è stato schietto: «Bisogna dire con chiarezza che il degrado è dovuto ai preti. Don Pierino Piazza sfondò l'abside per avere la scusa di costruire la nuova chiesa. D'altronde allora il paese aveva quasi 4000 abitanti, San Zavedro era piccola e c'era anche la linea ferroviaria d'ostacolo. Le responsabilità vanno date tenendo presente quel contesto storico». Per salvare il salvabile ora servono, ovviamente, soldi. Che non ci sono, ha chiarito il sovrintendente Andrea Alberti: «Per gli investimenti, il ministero dei Beni culturali ha a disposizione 50 milioni di euro per tutto il Paese». La Lombardia ne ha uno solo. «Il problema è culturale». All'inizio della mattinata è stato il neo sindaco Pierguido Asinari, alla sua prima uscita da primo cittadino, a dare il benvenuto a tutti. II suo predecessore Vittorio Ceresini ha rimarcato l'importanza di credere in missioni che possono sembrare impossibili e che invece nel caso di Villa Medici del Vascello, sono diventate realtà. Don Mario: «Ho voluto questa iniziativa per sottolineare la presenza cristiana in San Giovanni». Perché «dobbiamo ricorrere alla nostra storia per andare avanti». Tanto più che il popolo vuole che i suoi edifici siano restaurati «come segno di attaccamento ai propri padri». Bonazzi e il presidente dell'associazione culturale 'Il Melograno' Giancarlo Rovigatti hanno quindi ringraziato Milena Adai che da tempo si è attivata per San Zavedro. LE RELAZIONI Una somiglianza da studiare con l' antica Pieve di Piadena Ci sono due miti da sfatare su San Zavedro: che sia stata la regina dei Longobardi Teodolinda a fondarla e che al suo interno vi sia la tomba di Cecilia Gallerani. «Smettiamola di dirlo», ha esortato monsignor Bonazzi. Gli altri relatori hanno sviscerato vari aspetti legati alla chiesa. Lynn Arslan Pitcher, parlando di archeologia medievale, ha datato San Zavedro all'11 secolo, dopo aver citato altri antichi edifici di culto cremonesi tra cui le due antiche pievi di Piadena, i cui resti sono venuti alla luce durante i recenti lavori di riqualificazione di piazza Garibaldi. Del tema hanno parlato Marco Baioni del museo di Piadena, e Carlo Liborio, che ha eseguito lo scavo (entrambi ringraziati per il loro lavoro dall'assessore alla Cultura di Piadena Annunciata Camisani, che si è anche congratulata per l'iniziativa di ieri).La pianta della prima pieve assomiglia molto a quella di San Zavedro. Un rapporto storico e religioso da approfondire, quello tra i due paesi. Molto interessanti le relazioni di Simona Bini (che sposterebbe la fondazione ai primi decenni del 12esimo secolo) e Maria Chiara Cerlotti.
San Giovanni in Croce (CR). Mobilitazione per salvare S. Zavedro
Riassunto in massimo 200 parole:
Monsignor Achille Bonazzi, responsabile dell'ufficio beni culturali della Diocesi, ha partecipato al convegno della parrocchia di San Giovanni in Croce sulla chiesa medioevale di San Zavedro. Il convegno è stato un successo, con una grande partecipazione di pubblico. Bonazzi ha sottolineato l'importanza di unire gli sforzi per realizzare un progetto valido per il restauro della chiesa. Il progetto, già redatto nel 2000, è stato presentato ma non è stato completato. Bonazzi ha anche criticato i preti per il degrado della chiesa, che è stato causato da lavori non autorizzati.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo