Forte disapprovazione del professor De Sanctis per l'annuncio del sindaco, il vicepresidente della Provincia chiede l'espropri Fano Si sta ribellando il mondo della cultura fanese, dell'associazionismo, del turismo, al proposito dell'amministrazione comunale soffocare il teatro romano con un caseggiato di civile abitazione. Un cambiamento di indirizzo sul recupero dell'area che denota insensibilità versa la valorizzazione delle memorie cittadine e l'esigenza di dare alla cultura un valore maggiore rispetto a quello dell'interesse economico. "E' toccato a suo tempo all'anfiteatro rileva il professor Luciano De Sanctis - è capitato di recente al muro augusteo presso il Largo di Porta Giulia, ora sembra non dover mancare al triste appello un terzo monumento: il teatro romano. Poiché i resti di questo antico monumento per spettacoli, come tanti altri avanzi del nostro passato, appartengono, in ottemperanza alle leggi di tutela, allo Stato e cioè costituiscono un bene pubblico che appartiene a tutti i cittadini indistintamente, il progetto di "seppellirlo" nelle cantine di un fabbricato, lascia sorpresi". Un giudizio negativo è stato pronunciato anche dall'assessore provinciale alla cultura Davide Rossi, il quale imputa al Comune la "colpa" di essere succube della proprietà e si sorprende come ci siano voluti 6 anni per annullare la "permuta" con la concessione a costruire nell'area di Bellocchi. La soluzione giusta per Rossi è quella dell'esproprio, punto e basta. "Il teatro romano ha ricordato è stata la scoperta archeologica più importante nella regione negli anni duemila e se veramente l'archeologia deve giocare un ruolo importante nella nostra accoglienza turistica, ritrovamenti tali non possono essere subordinati agli interessi edilizi". Non rassicura neppure la precisazione del sindaco secondo la quale l'area del teatro romano resterebbe fruibile, mentre il condominio verrebbe costruito al posto dell'attigua filanda. Lì sotto, infatti, ci sono l'orchestra e la scena del teatro e l'edificio è di dimensioni tali che difficilmente può contenere uno stabile di 22 appartamenti. m.f.,