Provo angoscia e tormento: casa mia è a pochi metri dall'ultimo palazzo crollato. Anch'io mi unisco con forza alla lotta degli agrigentini e sostengo l'idea del sindaco di devolvere il 5 per mille Michele Guardì, come vive, da "emigrato" di successo, nel vedere il cuore della sua Agrigento che si sbriciola? «Ma quale emigrato di successo, ma quale da lontano! Io questa storia la vedo da cittadino, da agrigentino e basta. Lo sa che casa mia è a pochi metri da dove c'è stato l'ultimo crollo?». Sì. Ed è per questo che le chiediamo come vive questa situazione. «La vivo malissimo. Con angoscia e con tormento. Le persone di fiducia che curano casa mia mi hanno rassicurato, ma anche loro hanno vissuto con paura gli ultimi avvenimenti. La cosa che mi dà più dispiacere è vedere che i politici non riescono a mettersi d'accordo su un'emergenza che dovrebbe vederli tutti compatti. Invece c'è chi cerca di speculare, per raccattare qualche decina di voti in nome della confusione e delle spaccature. Lancio un appello: mettetevi d'accordo, Agrigento in questo momento ha bisogno di un'unica voce, con tutte le sue forze a sostenere questa battaglia. Ah, a proposito di appelli: ne vorrei lanciare un altro. Posso?» Prego, ci mancherebbe. «Mi rivolgo alla Regione, che rappresenta tutti i siciliani: ha il dovere di salvare il centro storico di Agrigento, che è un patrimonio di tutta l'isola. C'è un gruppo di miei amici, giornalisti americani, che non vede l'ora di arrivare ad Agrigento per ammirare la meravigliosa mostra di Mitoraj alla Valle dei templi. Ma cosa penseranno quando faranno una passeggiata nella città storica?». In questa partita ci sono due squadre: quella della tutela dei beni culturali e quella dell'incolumità dei cittadini. Lei per chi tifa? «La priorità è vivere. Deinde filosofare, si dice così, non è vero?. E quindi la prima cosa è salvare la vita degli agrigentini e poi pensare al resto. Badate che la sicurezza non è sinonimo di burocratizzazione ottusa: si possono conciliare le due esigenze, con un po' di lungimiranza. A Parigi hanno trovato reperti archeologici sotto al Louvre, ma non per questo l'hanno buttato a terra. Hanno messi gli scavi in bella vista, sotto una piramide di vetro: sicurezza e tutela dei beni culturali. Con questo spirito si dovrebbe realizzare un'opera che ad Agrigento non può più aspettare: la via di fuga della zona del Duomo». Le chiediamo un'autocritica in nome di tutti gli agrigentini: se il centro storico cade a pezzi non si può dire sempre "è colpa di quello che c'era prima di me". Non è il momento di capire qual è il "peccato originale"? «Ecco, secondo me non esiste un peccato originale. È una somma di disattenzioni e responsabilità accumulate nei decenni. Ma che senso ha, in questo momento, dare la caccia ai colpevoli? È come se mentre cascano le Torri Gemelli si cerca Bin Laden. Prima salviamoci dal crollo, poi capiamo chi è stato...». Il sindaco Zambuto ha chiesto agli agrigentini il 5 per mille delle tasse per aiutare la città. Lei lo verserà? «Certamente. Io sostengo la battaglia del sindaco, che ha la mia solidarietà. Non mi interessano i partiti né i colori politici, come quando ho finanziato il museo dei Filippini. Spero che i miei concittadini capiscano che non è il momento di dividersi: c'è in gioco la vita di Agrigento». Ma. Bar. 22052011