Dalla Regione 15 milioni per l'emergenza. Il sindaco chiede il 5 per mille ai cittadini: «Aiutateci» ì ì Agrigento.«San Gerlando proteggi noi dal muro e dalle istituzioni». Se ci fossero ancora i cantastorie - ma purtroppo i cantastorie non ci sono più - una frase così l'affiderebbero a una strofa da tramandare nei secoli. E invece quest'invocazione, agrigentina fino al midollo, è vergata con un'abbondante mano di vernice su un lenzuolo steso in via Roma, all'angolo con la salita Itria. Siamo nell'epicentro dell'emergenza, nel cuore impaurito di una città che trema. A pochi metri c'è Palazzo Lo Jacono, sgretolatosi nel giorno di Pasquetta come un uovo di Pasqua assalito da bimbo bramoso di agguantare la sorpresa. E che sorpresa. Nel pomeriggio del 4 marzo 2010 dieci famiglie di residenti nei caseggiati attorno furono sgomberate; Palazzo Lo Jacono venne ingabbiato e si piazzarono tiranti metallici all'interno «per impedire il collassamento del fabbricato». Dopo circa un mese i residenti tornarono a casa. Lo scorso 25 aprile Palazzo Lo Jacono è crollato lo stesso. E qualcuno dovrà spiegarci perché. Ma non c'è nemmeno tempo per pensarci. C'è l'edificio dell'Itria da mettere in sicurezza; ci sono la cattedrale e il costone sottostante da osservare; ci sono decine di palazzi da demolire (o da sistemare); c'è via Duomo, che da via di fuga rischia di trasformarsi in trappola per topi. Ci sono i progetti - giurano al Comune - ma non ci sono i fondi. Il sindaco Marco Zambuto sembra un novello Tantalo: l'acqua e i frutti scomparivano quando il re della Lidia aveva sete e fame, così come i soldi per il centro storico di Agrigento svaniscono proprio quando sembrano lì a portata di mano. Ma c'è una buona notizia. La Regione ha stanziato 15 milioni: 10 per la cattedrale e 5 per gli edifici pericolanti. È meno della metà di quanto serve, ma è un inizio. Il sindaco ha poi chiesto agli agrigentini un aiuto straordinario: destinare il 5 per mille della dichiarazione dei redditi al Comune: «I fondi ottenuti - ha detto in conferenza stampa - consentiranno all'ente un più ampio respiro finanziario, liberando risorse di bilancio che saranno reinvestite negli interventi indifferibili a favore degli abitanti più svantaggiati del centro storico della città». A proposito di abitanti più svantaggiati del centro storico. Nelle viuzze del terrore c'è chi non ce la fa più. Come Massimo Terrasi, residente nella salita Itria. Sfollato. «Ci hanno piazzato in albergo, c'è anche mio fratello disabile. È una vita di m..., nessuno lo può capire. E poi non sappiamo cosa ci succederà, quanto dovremo aspettare. Ma è possibile che per salvare un vecchio capitello si rischia di uccidere le persone? Meglio buttare a terra tutto quello che è pericolante, senza pensarci». Eppure c'è chi guarda avanti. Salvatore D'Oro ha investito, assieme a un gruppo di soci, circa 120mila euro per trasformare Villa Amoroso (edificio tardo ottocentesco, a 20 metri da Palazzo Lo Jacono) in un caffè letterario: «Sarà un contenitore di cibo e cultura, apriamo presto. C'è tanta paura, ma bisogna dare una scossa, a questo centro vecchio» Accanto alla (ex) casa di Massimo e al (futuro) locale di Salvatore c'è un formicolio di tecnici e di funzionari. Sopralluoghi, verifiche. E confronto con i cittadini. Duro. Come le parole di una residente di via Duomo, sotto il muro dell'Itria: «Che tristezza, questo quartiere. Siamo rimasti quattru carruzzuni e 'na carruzzedda e ci vogliono chiudere qui dentro, farci morire dentro una gabbia». Non vuole restare a casa. Ma non ne vuole nemmeno una nuova, di casa. Ha paura della malattia: il suo cuore - nel cuore di Agrigento - fa i capricci. «Datemi un posto gratis in ospedale, per dormire e mangiare. Almeno se ho un infarto sono già lì ...». San Gerlando proteggila dal muro. E anche dalle istituzioni. 22052011