Da quando si è sparsa la voce, ieri mattina, un po' tutti - custodi, tecnici, storici dell'arte - camminano con lo sguardo rivolto a terra. Quasi a voler esorcizzare il pericolo. Ai piedi della parete sud della Sala 34 della Galleria degli Uffizi è stato scoperto un avvallamento del pavimento. Ad accorgersi della cosa pare sia stato un tecnico che transitava dalla sala che «sbocca» sul terzo corridoio della Galleria degli Uffizi. La sala ospita le pitture degli artisti lombardi del XVI secolo e, in prossimità di quelli di Lorenzo Lotto e di Giovanni Girolamo Savoldo, guardandolo in controluce, è ben evidente che il pavimento non è perfettamente... «in bolla». Insomma presenta un avvallamento abbastanza ampio. A confermare una situazione non è perfettamente regolare, appaiono altrettanto ben evidenti due scalfitture delle mattonelle, probabilmente dovute proprio ai «movimenti» del pavimento; senza scordare che la Sala 34, tra l'altro, confina con lo scalone che conduce al Corridoio Vasariano. Nonostante la segnalazione del tecnico - che pare abbia già dato luogo all'apertura di una scheda di intervento che non potrà comunque iniziare prima di lunedì - ieri la sala è rimasta regolarmente aperta al pubblico per tutto il giorno e in tanti, tantissimi sono stati i visitatori ignari di tutto. Soprattutto perché gli Uffizi, proprio in occasione del cinquecentesimo anniversario della nascita del loro progettista - Giorgio Vasari - sembrano vivere un momento difficile. L'inconveniente segnalato ieri è infatti il secondo di cui si viene a conoscenza nel giro di una settimana e, con tutta franchezza, anche se non si può certo parlare di psicosi, certamente un po' di preoccupazione comincia a manifestarsi. Martedì scorso, infatti, è stata chiusa per interventi non più procrastinabili la sala numero 42, detta della Niobe. La motivazione che ha spinto il direttore della Galleria, Antonio Natali, a prendere il provvedimento è la stessa: un avvallamento nel pavimento. Ad accorgersene, qualche tempo fa, era stato un custode. Erano quindi seguiti dei controlli superficiali i quali, non riuscendo a dare delle risposte soddisfacenti, hanno portato prima alla chiusura della sala e poi alla necessità di rimuovere almeno un paio di metri quadrati del pavimento per studiare da vicino il problema, scoprirne le cause per poi giungere al rimedio più adatto. Quantificare i tempi di questo intervento, come più volte ripetuto da Natali, per ora non è possibile: si sa solo che domani inizierà questa nuova fase di indagini e poi vedremo. Per la Sala 34 tutto invece sarebbe più complicato. I primi controlli c'è da giurarlo - inizieranno domani, quando la Galleria degli Uffizi osserverà il consueto turno di chiusura. Così, senza la calca dei visitatori sarà più facile operare. Il problema è che la Sala 34 non è a sé stante, ma si «affaccia» sul terzo corridoio della Galleria in quanto la si visita alla fine di un percorso a «U» che inizia dalla Sala 25 (quella che custodisce il Tondo Doni di Michelangelo, tanto per intenderci) e si conclude appunto con la numero 34. Il problema è che non è possibile chiudere questa sala senza creare dei problemi (anche di sicurezza) del normale deflusso dei visitatori, ed è impensabile che il pubblico arrivi fino alle Sala 33 e poi ripercorrere, a ritroso, otto sale. Sicuramente domani i tecnici effettueranno le prime verifiche e ne sapremo di più.