«Vino, arte, cinema: come finanziare le eccellenze italiane» a palazzo Generali Per lo Stato sono perdite di gettito e nello stesso tempo investimenti ma non sono sufficienti e serve il privato, anche per la solidarietà ROMA Sostenere la cultura comporta per lo Stato una perdita di gettito che, però, diventa investimento per il Paese. Da qui la necessità di guardare con coraggio e nuove sensibilità al settore di cui tanto si parla, ma così poco considerato. E anche attorno a questo ragionamento del direttore generale delle politiche per lo sviluppo del ministero dello sviluppo economico, Alberto Versace che si è sviluppato il convegno, nel palazzo delle "Generali" a Roma, moderato dall'avvocato veronese Lamberto Lambertini, su «Vino, arte, cinema: come finanziare le eccellenze italiane». Un "anche" che sottintende altri apporti fondamentali ed esaustivi. Come quello di Sandro Boscaini (Mister Amarone) che finanzia, con la Fondazione Masi, diverse espressioni dell'arte delle «Venezie» e che con il libro sull'Amarone e la Valpolicella, dell'inglese Kate Singleton, contribuisce all'arte della solidarietà, a sostegno di un centro per lebbrosi e laboratorio dell'istituto Don Calabria in Amazzonia. Come quello della produttrice cinematografica Elda Ferri per la quale, per fare diventare la cultura una vera risorsa, occorre la capacità di allargare le relazioni tra le diverse espressioni. Come ancora quelli di Versace per il quale le opere d'arte non vanno tenute nei musei, ma trasferite dove c'è chi li cerca e le apprezza. Satiro e Bronzi di Riace sono gli esempi più immediati. Trasferimenti che provocano anche ricerche e soluzioni scientifiche per garantire la sicurezza. Come quello del regista Roberto Faenze, angosciato per una insensibilità generale che ha portato i suoi universitari alla "Sapienza" a non avere la minima nozione persino su Federico Fellini. MUSEI E DINTORNI. Utile poi l'apporto del segretario del commissariato per l'esposizione universale di Shanghai, Maria Assunta Accili, che ha trasmesso gli entusiasmi per la sua esperienza (7,5 milioni di visitatori all'Expo italiana, 1.500 aziende coinvolte) e la convinzione che l'arte del cinema utilizzata abbia generato un forte indotto in svariate regioni (Puglia, ad esempio) che si sono proposte. Al capezzale dell'arte si è messa, con una forte dose di preoccupata emotività, che ha coinvolto il centinaio di esperti presenti all'incontro, Paola Marini, la direttrice dei musei civici di Verona, che ha definito «sconcertante sconfitta» la situazione da pronto soccorso che, in generale, stanno vivendo le strutture e civiche di tutta Italia a fronte di una crisi strutturale del sistema. Un sistema che ha visitatori (1,5 milioni solo a Verona, ma non ha sufficienti mezzi persino per la guardiania, oltre che per favorire l'occupazione giovanile intellettuale), ma che soffre di una carenze di risorse, ma ancora prima di idee. Questo in un Paese dove appare sempre più importante sopravvivere invece che creare interesse perla buona arte. IL LUSSO DELL'ARTE. Un'arte che, per la sovrintendente della Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, Maria Vittoria Marini Clarelli, è l'unico lusso per tutti. Ma che in Italia nasconde un vero problema: l'incapacità di mettere a sistema, di programmare. Cosa questa che non avviene in Gran Bretagna, dove si è sviluppato un sistema museale, all'insegna della specializzazione, che presenta budget credibili, anche se non esaltanti, tanto da permettersi di essere finanziato con fondi private equità. Soluzione questa proposta e sostenuta da un veronese, Sergio De Battisti, gestore di fondi a Londra e di corsi di specializzazione in finanza a Bologna. In tutto questo ragionare, è mancato finora il cinema. Arte che ha contribuito a portare la Banca Popolare di Vicenza (ne ha parlato Silvano Arditi) ad aprire una filiale romana, proprio nella sede le palazzo generali a Piazza Venezia, per finanziare, superando diffidenze e dubbi derivanti dalla frammentazione e improvvisazione, ma anche dalla notevole presenza di newco, questo fondamentale settore. L'arte, secondo Arditi, andrebbe sostenuta, oltre che con tax credit, con il coinvolgimento del merchant banking e con la creazione di appositivi Confidi. Tutti ragionamenti questi che hanno consentito all'ex ministro Giuliano Urbani, presidente del Museo "Da Vinci" di Milano di sottolineare come dopo anni (i ministri non vogliono rinunciare alla fiscalità) il tax credit abbia cominciato a funzionare, ma anche la necessità, comunque, di facilitare la vita del cinema, con intervento pubblico eo privato, come avviene ovunque. Tutti convinti che il cinema sia una risorsa, una rendita per il paese. Il problema è che da noi le sovvenzioni sono degenerate. Il 76 dei fondi in passato è andato a film mai passati in sala. E la maggior parte dei produttori erano "macellai": Oggi i soldi sono diminuiti, ma c'è l'impressione che si vada meglio. Finanziamento per l'arte pubblico o privato? Urbani ha sintetizzato con una battuta la sua opinione:ogni volta che il privato gestisce, chiede un contributo pubblico. Resta incontrovertibile un'esigenza, davanti ad un patrimonio artistico immenso, ingovernabile qual è quello italiano: quella di mettere il tutto a sistema e di programmare, darsi delle priorità invece di obiettivi troppo larghi e quindi poco ambiziosi.
Il tax credit? Non basta a sostenere la cultura
Il convegno "Vino, arte, cinema: come finanziare le eccellenze italiane" si è svolto a Roma nel palazzo delle "Generali". Il direttore generale delle politiche per lo sviluppo del ministero dello sviluppo economico, Alberto Versace, ha sottolineato la necessità di finanziare le eccellenze italiane, come l'arte, il cinema e il vino, attraverso il privato e lo Stato. Il convegno ha visto l'apporto di diversi esponenti, tra cui Sandro Boscaini, Elda Ferri e Roberto Faenze, che hanno sottolineato l'importanza di allargare le relazioni tra le diverse espressioni dell'arte e di trasferire le opere d'arte in luoghi dove possono essere apprezzate.
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