I monumenti dovrebbero servire a rielaborarla Mentre in tutta Italia si ragiona sui freschissimi risultati delle elezioni amministrative, in Alto Adige continuiamo imperterriti ad arrovellarci attorno ai relitti di un'altra età, quella fascista. Il Paese guarda avanti. Ma noi siamo condannati a girarci continuamente indietro. Un passo avanti, in realtà, è stato compiuto. Mi riferisco all'apposizione delle targhe presso due degli ossari eretti dal fascismo alla fine degli anni Trenta. Si tratta di un passo nella direzione giusta, perché mostra come sia possibile gestire la difficile eredità architettonica e simbolica lasciataci dal regime senza rimuoverla o coprirla, ma illustrandone la storia, le motivazioni e i significati. Anche sul fronte del Monumento alla Vittoria si è forse usciti dalle secche che hanno impedito per molti anni qualsiasi intervento. Il progetto di percorso espositivo da realizzarsi nei sotterranei del Monumento può essere una solida base di partenza, qualora la politica confermi la propria volontà di proseguire. Tutt'altro che risolta, invece, è la questione del bassorilievo di piazza Tribunale. Dopo la selezione dei progetti operata dall'apposita commissione sembrava che la soluzione fosse a un passo con l'apposizione della citazione di Hannah Arendt, che aveva riscosso l'approvazione di molti. Ma il Landeshauptmann non l'ha considerata sufficientemente "coprente", preferendole l'idea di nascondere la vista del duce a cavallo con un pratico vetro opaco. Peccato, perché la scritta in realtà copriva (seppur con discrezione) e invitava a riflettere, mentre il vetro cancella e invita a non pensarci più. La soluzione del vetro, poi, comporta altre difficoltà. E' già stato detto che il peso di una simile struttura potrebbe causare problemi all'edificio. Ma non vi è solo questo. Un vetro posizionato sulla terrazza antistante il bassorilievo non ne consentirebbe più la vista, a nessuna condizione. Anche salendo sulla balconata non sarebbe più possibile avere una visione d'insieme del manufatto. A una distanza di pochi metri è impossibile guardare un'opera gigantesca alta 5 metri e mezzo e lunga 36. Sarebbe come pensare di ammirare un quadro di grandi dimensioni posizionandosi talmente vicino da toccarlo con il naso! Eppure tutti riconoscono la necessità di garantire il diritto, a chi lo voglia, di vedere quella scomoda opera d'arte e di voler agire solo al fine di coprirlo alla vista di chiunque, inconsapevolmente, vi passi davanti e non voglia imbattersi in tale simbologia. Ebbene, va detto chiaramente che la soluzione del vetro di fatto negherebbe a chiunque la visione dell'opera di Piffrader, quindi anche alle scolaresche che già oggi lo utilizzano come strumento didattico sul fascismo o alle comitive di turisti e studiosi che usufruiscono di visite guidate attraverso i luoghi storici della nostra città. Vi è poi la questione, troppo spesso dimenticata, del "padrone di casa". Siamo proprio sicuri che lo Stato acconsentirebbe a un simile intervento su di un proprio palazzo? E' lecito nutrire dubbi al riguardo. Il ministro Bondi parlava di rimuovere e non di coprire. Senza parlare del fatto che Bondi non c'è più e che quella sua dichiarazione d'intenti, lo sanno tutti, oggi vale poco più che carta straccia. Si tratta quindi di ridiscutere tutto con il nuovo ministro, Giancarlo Galan, con cui in passato Durnwalder si è scontrato anche duramente. E' controproducente prendere iniziative che rischiano di lacerare le stesse maggioranze politiche in Comune e Provincia senza neppure prima aver fatto davvero "i conti con l'oste", ovvero il proprietario di edificio e bassorilievo. Buon ultimo, dopo i 500 concittadini che hanno presentato i loro progetti, mi permetto anch'io di avanzare una concreta proposta d'intervento. Nella parte inferiore della facciata del palazzo degli uffici finanziari, immediatamente al di sotto della terrazza che ospita il bassorilievo, vi sono otto grandi nicchie. Perché non pensare di collocarvi all'interno altrettanti pannelli che raccontino la storia dell'opera d'arte di Hans Piffrader, i suoi significati politici e simbolici, la sua storia, che passa attraverso la scandalosa mancata rimozione nel dopoguerra, il suo completamento nel 1957 e anche le discussioni odierne? In quella collocazione i pannelli non intralcerebbero il passaggio, non intaccherebbero l'unità architettonica della piazza e sarebbero immediatamente visibili da tutti i passanti, "costringendoli" a confrontarsi criticamente con il manufatto che gli si para davanti. Non sarebbe una copertura o una rimozione, ma il disvelamento di una storia scomoda che vale la pena conoscere.
alto Adige. La nostra storia ora va svelata
In Alto Adige, i monumenti fascisti continuano a essere oggetto di dibattito. Il testo discute la gestione dell'eredità architettonica e simbolica lasciata dal regime fascista. Il Monumento alla Vittoria e il bassorilievo di piazza Tribunale sono due esempi di come la politica possa affrontare la questione. Il testo propone diverse soluzioni, come l'apposizione di targhe e il percorso espositivo nei sotterranei del Monumento alla Vittoria, ma anche la possibilità di coprire il bassorilievo con un vetro opaco. Tuttavia, il testo sottolinea le difficoltà e i problemi che possono sorgere da queste soluzioni, come il peso del vetro e la limitazione della vista.
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