Arte contemporanea Le novità hanno sempre diviso i romani Dal Vittoriano alla teca di Meier Viaggio tra i monumenti più criticati della Capitale Carmine Mastroianni Per chi come me attraversa tutti i giorni, freneticamente, Piazza dei Cinquecento a Roma, il monumento bronzeo dedicato al neo beato Giovanni Paolo II non può che destare una commovente meraviglia. Una immensa campana di metallo sormontata da una grassa sfera a forma di testa, pelata, per giunta. «È arte» si dirà, «d'accordo» si potrebbe controbattere, se da quando è stata inaugurata le polemiche non continuassero a montare come la panna spumosa dei tanti gelatai della zona, pesante e gonfia di tanta aria. Dall'inquisitorio Osservatore Romano al perentorio Pier Ferdy Casini al sopravvissuto sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, il coro è unanime: bisogna rimuovere l'immondo "coso", pardon, monumento! E tante scuse a Oliviero Rainaldi che ha dedicato qualche mese della sua pur brillante carriera a forgiare il mantellone di bronzo. Non c'è scampo in alcuni momenti per le brutture o pseudo tali che popolano la Città Eterna che, proprio per essere tale, sa resistere ai tanti pugni nell'occhio che la popolano qua e là. Si potrebbe partire da lontano ad enumerare la serie dei nuovi mostri che come amanite virose sono spuntate nel tessuto della Roma dei Cesari e dei Papi, di Michelangelo e di Bernini. Cosa dire del bianchissimo, altissimo, irragionevolissimo Vittoriano, l'Altare della Patria, progettato dal marchigiano Giuseppe Sacconi ed inaugurato tra furiose polemiche nel 1911? Una montagna di marmo che ha oscurato per sempre il più bel paesaggio archeologico del mondo, il Foro romano. E la tronfia, larga Via dei Fori imperiali? Doveva celebrare i fasti dell'Impero italiano e la gloria del Duce, ma per realizzarla fu spazzata via mezza Roma medioevale e obliterato per sempre un terzo degli stessi Fori. Cos'è oggi se non un insulto alla vista e uno schiaffo a quel dimenticato Anfiteatro Flavio ridotto a mera rotatoria in un'Urbe impazzita e priva di gusto estetico? A porre le sue ciliegine dentro e fuori il tessuto urbano di Roma è arrivato Richard Meier, dell'omonimo studio statunitense. La teca dell'Ara Pacis non può certo lasciare indifferenti: infelici direi. L'involucro meieriano, pur equilibrato nelle sue forme e svettante sulle rive di un Tevere rassegnatamente perplesso, ha finito per celare il suo prezioso contenuto e sfregiare la sobria facciata del Valadier della vicina chiesa di San Rocco all'Augusteo. E infine arriviamo alla periferia. Un groviglio di brutture edilizie che dovrebbe sì "irritare" Alemanno e Casini e Giro, ancor più del Giovanni Paolo II di Rainaldi. Anche qui si è abbattuta, pardon, posata, la matita imperfetta del Meier nell'erigere la parrocchia del Dives in Misericordia o, per non scomodare il "latinorum", la Chiesa di Tor Tre Teste. Anch'essa una bianca colata di cemento montato che doveva essere ultimata per il Giubileo del 2000, ma inaugurata solamente tre anni dopo ad evento finito. Insomma, cosa dire? Soprassediamo, lasciamo ai posteri l'ardua sentenza. E come Zola, Maupassant, Garnier, voltiamo le spalle alle nostre incomprensibili Tour Eiffel.
ROMA - Una città più forte delle sue brutture
Il monumento bronzeo dedicato al neo beato Giovanni Paolo II in Piazza dei Cinquecento a Roma è stato oggetto di polemiche per la sua forma, considerata brutta e pseudo-artistica. L'opinione è unanime tra gli esperti: bisogna rimuoverlo. Il monumento è stato creato da Oliviero Rainaldi e ha destato polemiche fin dall'inizio. Altri monumenti a Roma sono stati criticati per la loro bruttezza, come il Vittoriano, la Via dei Fori imperiali e la Chiesa di Tor Tre Teste. L'architetto Richard Meier ha creato una teca per l'Ara Pacis che è stata criticata per la sua forma e per aver coperto il contenuto prezioso.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo