In Francia l'arte cerca nuove fonti di ricavi da internet e social media Budget da 100 mln per diventare museo virtuale La multicanalità contagia anche i musei e porta la fruizione dell'arte (e i ricavi) in più dimensioni parallele. Il Centre Pompidou, il museo di arte contemporanea di Parigi, sarà il primo al mondo a proiettarsi quest'autunno sia sul web 2.0, sia nelle strade, con una serie di mostre itineranti. Frequentato da circa 6 milioni di visitatori ogni anno, il museo nel cuore di Parigi progettato da Renzo Piano avrà infatti a disposizione un budget da 100 milioni di euro per mettere a punto un articolato progetto virtuale, finalizzato a generare ricavi dalla vendita online di «prodotti e nuovi servizi proposti ai visitatori», ha detto a Le Figaro Alain Seban, president del Centre national d'art et de culture. Gli investimenti saranno dedicati al passaggio «dal mondo analogico a quello digitale, quindi per indicizzare i contenuti», ha spiegato Seban. Lo sforzo per portare il museo sul web comprende anche la traduzione degli stessi contenuti in più lingue, a cominciare dall'inglese: «Quando lavoriamo con una lingua minoritaria come il francese, dobbiamo pensare al web anglofono», ha aggiunto il presidente, «per i musei la rivoluzione digitale deve cominciare». La risonanza di un museo, oggi, si misura anche dalla presenza sui social network. Il Centre Pompidou vanta attualmente 122 mila amici su Facebook, ma è presente anche su Twitter, Dailymotion e lo scorso gennaio ha lanciato un'applicazione gratuita per iPhone. «Non si tratta di una galleria espositiva virtuale», ha aggiunto Seban, «la nostra ambizione è creare un centro di risorse e di svelare tutte le conoscenze che accumuliamo attorno alle nostre collezioni: dare accesso alle esposizioni del passato, ai dossier delle opere, alle risorse pedagogiche, alle interviste agli artisti, ai commissari delle esposizioni che realizziamo in modo permanente». Internet, insomma, permetterebbe di fare accedere ai magazzini dei musei, che anche in Italia conservano opere inestimabili, ma che non riescono a trovare spazio fra le mura in cui sorge il museo stesso. Non per questo, ammonisce Seban, la fruizione fisica del Centre Pompidou potrà essere ridimensionata, ma al contrario arricchita dall'accesso a delle vere e proprie sezioni virtuali altrimenti nascoste agli occhi dei visitatori paganti. In attesa che il test dia le conferme sperate, aprendo il museo virtuale al grande pubblico, il Centre Pompidou non resterà fermo. Sempre in autunno partirà un tour itinerante che porterà una quindicina di opere, fra le più famose, nelle città francesi, grazie a una struttura apposita, la Pompidou mobile. Un vero museo portatile, di circa 650 metri quadri, che ospiterà le varie opere scelte in base a temi precisi. Aperto sei giorni su sette, potrà essere visitato gratuitamente, così da avvicinare soprattutto gli studenti al mondo della cultura e dell'arte. L'allestimento di ogni tappa costerà circa 400 mila euro, che verranno stanziati dagli sponsor Fondation Total, Gdf Suez, Groupe Galeries Lafayette e dalla compagnia assicurativa La Parisienne.