Nella sala della Niobe: la sonda non è bastata, i marmi dell'impiantito saranno tolti per cercare di capire le cause Un abbassamento di un centimetro e mezzo, due crepe di dodici. «Andiamo a vedere che c'è sotto» L'architetto Laura Baldini Giusti: «Potrebbero esserci delle allentature dei laterizi, oppure, i muretti a sostegno della volta potrebbero essersi distanziati. Occorrono ulteriori verifiche» Non è bastata quella sonda inserita dal piano di sotto. Non è bastato l'esame endoscopico nel pavimento per fugare ogni dubbio e riaprire al pubblico la Sala della Niobe agli Uffizi. Adesso occorrerà agire da sopra, smontare una parte del pavimento e andare a fondo sulle ragioni che hanno causato l'avvallamento di una parte di pavimento. I fatti: ieri la notizia che, per un lieve abbassamento del suolo nella sala che ospita le statue romane del ciclo dei Niobidi, si era rivelato necessario chiudere l'accesso al pubblico e verificare le cause del problema. Oggi le prime valutazioni anche se non definitive. d risultati delle prime indagini svolte dai tecnici della soprintendenza ai beni architettonici spiega l'architetto Laura Baldini Giusti che è direttore dei lavori del cantiere dei Nuovi Uffizi hanno mostrato, da sotto, una situazione che consiglia di rimuovere una porzione di pavimento nella sala interessata per capire meglio quanto è accaduto». Quando parliamo con l'architetto Baldini Giusti lei è ancora riunita con l'équipe che ha appena svolto i saggi: «Le ragioni di questo avvallamento spiega lei potrebbero essere dovute a varie cause: sotto il piano di calpestio potrebbero esserci delle allentature dei laterizi, cioè dell'impasto di malta che si pone fra un mattone e un altro. Ma potrebbe essere successo anche altro, per esempio alcuni frenelli (i muretti a sostegno della volta) potrebbero essersi distanziati. A oggi non si può dire se il danno è di questo tipo. Occorrerà fare ulteriori saggi per valutare se c'è un problema più strutturale o se la causa è una di quelle che le ho appena citato». I tempi di questa seconda indagine non sono certi. Potrebbero durare una settimana, forse qualche giorno in più. «E poi aggiunge l'architetto Baldini Giusti laddove dovesse rivelarsi necessario fare dei lavori di consolidamento bisognerà capire chi li eseguirà. Formalmente non dipende dal cantiere dei Nuovi Uffizi, ma è normale che qui al museo ci si dia tutti una mano». Al museo noi ci siamo andati. E lì al secondo piano davanti all'ingresso della Sala della Niobe, la numero 42, qualche turista incuriosito dalla porta sbarrata lo abbiamo incontrato. Poi, accompagnati dal direttore della galleria Antonio Natali, nella sala appena chiusa al pubblico ci siamo anche entrati solo dopo aver assicurato il nostro accompagnatore che non avremmo scattato alcuna foto. A parte la lunga e bella teoria di statue del ciclo dei Niobidi quello che abbiamo visto cercheremo di spiegarvelo, in assenza di immagini, con l'ausilio delle parole. Dunque, accanto alla seconda statua a destra della Niobe, (statua che è già stata spostata dalla sua collocazione per evitare che il suo peso continui a gravare sul pavimento) vicino al basamento della scultura si vede un avvallamento di uno o due centimetri (su una superficie estesa più o meno quanto la pagina di questo giornale). Al suo interno due crepe, non più lunghe di diecidodici centimetri. Poi più niente. A occhio nudo, cioè senza l'ausilio di alcuna strumentazione per l'analisi strutturale, non sembra che ci siano altre zone interessate da danni. Ma l'intento di Antonio Natali «una volta terminati i saggi su questa porzione di pavimento spiega lui stesso è quello di far fare degli esami a tutta la sala. L'allestimento che si vede oggi è lo stesso che nel 1781 fu realizzato per ospitare le statue trasferite a Firenze da Roma dove erano esposte a Villa Medici. La prima ipotesi fatta allora, circa la loro collocazione, era quella del guardino di Boboli. Poi si decise di portarle agli Uffizi». E qui fu Gaspare Maria Paoletti a realizzare la sala di gusto e impianto neoclassico. Anche sull'allestimento ci fu un lungo dibattito. Spiega Natali: «erano due le idee su cui si dibatteva, la prima era quella di disporre le statue così come erano sistemate a Villa Medici, e cioè concentrate in altezza simulando la presenza di una sorta di montagnetta. La seconda, che è quella ancora valida, di disporle lungo il perimetro della sala. Per fortuna si è scelta questa seconda ipotesi. Altrimenti davvero la concentrazione del peso sarebbe stata eccessiva».