Tesoro dimenticato - In biblioteca summit a cura della Società Archeologica Ultimo appello per salvare il complesso di San Lazzaro, in piazza San Rocco a Como. Organizzato dalla Società Archeologica Comense, stasera alle 21, nella biblioteca comunale di piazzetta Venosto Lucati 1, un incontro pubblico farà il punto sulla precaria situazione della chiesa dell'antica struttura ospedaliera, che versa in condizioni di assoluto degrado. Tanto che una palizzata dissuade chiunque voglia parcheggiare lungo la facciata che dà su via Rimoldi. Rischierebbe infatti di trovarsi con l'auto danneggiata. Ne parleranno stasera in Biblioteca Alberto Artioli (soprintendente ai Beni Architettonici e del Paesaggio della Lombardia), Stefano Della Torre (docente al Politecnico di Milano) e Cesare Piovan ("past president" della Società Archeologica Comense). La chiesa e i resti del convento e dell'ospedale si riconoscono all'ingresso della città, nei pressi dell'attuale chiesa di San Rocco, lungo la strada che proveniva da Milano, l'antica via Regina. Scendendo in auto dalla Napoleona, è possibile scorgere una folta vegetazione, più fitta anno dopo anno, che spunta dal tetto. La struttura, di cui si ha notizia a partire dal XII secolo ed è arricchita da affreschi del Trecento, era adibita al ricovero dei viandanti e al controllo delle malattie epidemiche. Si tratta di un documento architettonico preziosissimo, perché la chiesa è l'unico esempio nel Comasco di edificio sacro a navata unica e a due piani collegati da un doppio scalone. Celebre è anche la Danza macabra cinquecentesca, di cui rimane purtroppo solo una riproduzione ottocentesca, monito sulla caducità della vita che spiccava all'esterno di uno dei muri laterali. L'edificio, di proprietà privata, è stato vincolato dalla Soprintendenza che ne ha imposto la messa in sicurezza. Ma ciò è bastato solo a impedire crolli irrimediabili, certo non l'insidia del degrado. Intanto si è in attesa che una causa civile chiarisca definitivamente quale interlocutore privato, come proprietario, possa dialogare con il Comune per il salvataggio. Senza l'acquisizione da parte di un ente pubblico, è infatti impossibile per la Soprintendenza salvare il complesso. L'incontro odierno sarà così un tentativo di salvezza in extremis: ad esempio attraverso una permuta immobiliare tra Comune e proprietà, o una cordata di soggetti privati "responsabili" simile a quella che ha proposto la riapertura temporanea del lungolago gravato dal cantiere delle paratie. Lorenzo Morandotti