VILLAFRANCA. Il progetto per il terzo stralcio, che riguarda la parte nobile dell'edificio cioè le stanze del primo piano, per ora resta nel cassetto I fondi ci sono ma in base al patto di stabilità ci vuole l'immediata disponibilità di cassa: solo dopo l'estate potranno iniziare i lavori Resta chiuso in un cassetto il progetto per completare i restauri di Palazzo Bottagisio. La ristrutturazione dell'edificio, simbolo della città, dove nel 1859 si svolse lo storico incontro tra gli imperatori Napoleone III di Francia e Francesco Giuseppe d'Austria, doveva essere avviata alla fine dell'anno scorso. Invece, il piano esecutivo per riportare all'antico splendore tutto ciò che non fu sistemato negli anni precedenti non è ancora arrivato sul tavolo della giunta, per l'approvazione. Eppure c'è la disponibilità finanziaria per coprire l'intervento, che è il terzo stralcio dei restauri avviati negli anni scorsi. A rallentare l'allestimento del cantiere, inizialmente previsto per questa primavera, sono, ancora una volta, i paletti imposti alle casse comunali dalla legge. Il «patto di stabilità», norma di livello europeo volta a contenere l'indebitamento pubblico, è diventato negli ultimi anni l'ossessione di quasi tutte le amministrazioni, compresa quella di Villafranca, da sempre classificata come «virtuosa» in termini di conti municipali. Il terzo stralcio dei restauri di Palazzo Bottagisio deve interessare il recupero della parte nobile dell'edificio. L'importo, di un milione 800 mila euro, gode della copertura, per 600 mila euro, da parte della Fondazione Cariverona. L'intervento riguarderà le stanze del primo piano, quelle che danno su via della Pace, oltre al sottotetto. Tra le operazioni necessarie c'è il rinforzo dei solai. Un discorso a parte riguarderà gli affreschi, oggetto di un'autorizzazione distinta da parte della Soprintendenza ai beni etno-antropologici e artistici. La scorsa estate Luca Zamperini, assessore al patrimonio, dava per certo l'avvio della riqualificazione per la primavera del 2011. Oggi, invece, allarga le braccia. «Abbiamo il progetto esecutivo pronto nel cassetto», ha spiegato, «e c'è anche la copertura di bilancio. Quella che non c'è ancora è la disponibilità di cassa. Perché la legge ci impone di avere la capacità di pagare gli interventi già al momento in cui vengono avviati». Zamperini ha puntualizzato l'importanza di completare il recupero: «Saranno oggetto dei lavori parti importanti dell'edificio: c'è tutto il piano nobile con il relativo sottotetto. La Sala del trattato, invece, è già agibile, in quanto sistemata negli anni scorsi. Non abbiamo problemi per trovare le risorse, importante è stato il cofinanziamento di Cariverona, di 600 mila euro». L'assessore non ha perso le speranze che le impalcature possano essere montate quest'anno, sia pure con qualche mese di ritardo. «L'obiettivo era di avviare il piano nell'arco del 2011. Abbiamo avuto dei ritardi. Dobbiamo attendere l'approvazione del bilancio di previsione da parte del Consiglio, che avverrà a giugno. Di fatto l'operazione di recupero potrà iniziare solo dopo l'estate». Zamperini ha pure riferito di un rallentamento di un altro progetto sull'area del Bottagisio. È il cosiddetto masterplan, cioè quel piano per consentire lo sfruttamento delle zone a sé stanti del palazzo, dalla limonaia alle barchesse, compresa l'abitazione Bottagisio, mediante affidamento ai privati. «Abbiamo dato l'incarico a un professionista per la redazione del piano», ha chiarito Zamperini, «anche se ora tutto è fermo. Dato il momento di crisi non c'è l'interesse ad avviare un investimento così importante. L'intenzione è di trasformare le aree in una struttura ricettivo-alberghiera o per la ristorazione. Riguarda le pertinenze e la residenza storica, escluso il Palazzo vero e proprio, che dà su via della Pace». Poi l'assessore ha rimarcato: «Abbiamo valutato se, in questo momento, vi possa essere interesse da parte di qualche privato. Dai rilevamenti che abbiamo effettuato la risposta è stata negativa. Per questo abbiamo deciso di aspettare, il masterplan deve essere appetibile per i privati, ma anche assicurare al Comune la valorizzazione a costo zero dell'immobile».