Cominciò il sindaco Renzi, due mesi dopo essere stato eletto, con la richiesta di tenere a Firenze gli incassi degli Uffizi. E da allora in poi tra Palazzo Vecchio e soprintendenze non cè stata pace. Lassessore Da Empoli si è messo pure a fare la testa dariete. Dalle "vecchie zie" agli incassi degli Uffizi: ecco perché il braccio di ferro Il caso dei graffiti sui muri esterni dellAccademia e lordinanza che intimava di pulire "Avete visto? Non sono riusciti a passare da qui e lì hanno trovato sponda" Renzi continuò con la richiesta dellapertura notturna dei musei. A ottobre 2009 arrivò lattacco alla pubblicità delle forchette "Esselunga" apposta sui ponteggi del Ponte Vecchio, che la soprintendenza fu poi costretta a rimuovere. Mentre allinizio della scorsa estate scoppiò il caso dei graffiti sui muri esterni dellAccademia e il sindaco firmò lordinanza che intimava alla soprintendenza ci pulire entro 10 giorni. A fine estate, lepica guerra con lallora ministro Bondi sulla proprietà del David michelangiolesco. E quando a febbraio Renzi convinse il governo Berlusconi a girare al Comune il 20 per cento degli incassi dei musei fiorentini, lassessore Da Empoli dette di «vecchie zie» alla direttrice dellAccademia Franca Falletti e alla direttrice della galleria darte moderna di Pitti Annamaria Giusti che contestavano laccordo. Poi però è arrivata la bocciatura della soprintendenza per le pensiline Ataf a Porta al Prato. Pochi giorni fa le divergenze sui marciapiedi di via Martelli. Quindi, in ultimo infine, laccusa di «marchette» lanciata dallassessore alla cultura Da Empoli. Due anni di amministrazione Renzi, due anni di scontri. Da una parte il sindaco, che vede nel potere di tutela un intralcio alla propria azione amministrativa, un bastone messo di traverso alle ruote. Dallaltra i soprintendenti che, al contrario, vedono in Renzi un «allievo diligente del berlusconismo», come scrissero le direttrici Giusti e Falletti allindomani dellaccordo sul 20 per cento degli incassi dei musei riconosciuto a Palazzo Vecchio. Due mondi non comunicanti. Accomunati solo dal clima di tregua armata. Al quale lassessore che voleva vendere su Ebay il bronzo dellamericano Greg Wyatt, contribuisce come può e quando può. Polemizzo quindi sono, si potrebbe dire. «Se sollevare polemica significa far discutere di certe cose allora va bene», replica lui. E le «certe cose» da discutere, tiene a puntualizzare da Empoli, sono sempre le stesse: «Come si utilizza lo spazio pubblico della città», dice Da Empoli. Compreso il caso di Rabarama, alias Paola Epifani, figlia dello scultore e pittore Giuseppe. A Palazzo Vecchio si racconta che si sia proprio infuriato Da Empoli quando, giovedì mattina ha appreso delle statue allestite in piazza Pitti. «Avete visto, non sono riusciti a passare da qui e hanno trovato sponda nella soprintendenza», avrebbe sbottato. E si racconta anche che dellesposizione di Rabarama, curata da Luca Beatrice, assessore del sindaco Vittorio Sgarbi a Salemi e sostenitore di Michele Coppola avversario di Fassino a Torino, a Palazzo Vecchio se ne è parlato alcuni mesi fa. Lassessore alla cultura avrebbe ricevuto telefonate da un consigliere regionale, «dopposizione». E da esponenti delle categorie economiche. Tutti quanti avrebbero caldeggiato la concessione di piazza Santa Maria Novella e anche piazza della Repubblica per le statue di Rabarama. «Dovrete passare sul mio cadavere», avrebbe risposto lassessore nel suo consueto stile improntato alla sobrietà e alla moderazione. Pensando così di aver chiuso la partita Rabarama. Alcune settimane fa, qualcuno riferisce a Da Empoli che le richieste da lui respinte erano state inoltrate al polo museale. E lassessore, si racconta, avrebbe ordinato immediate verifiche ai suoi collaboratori: «Solo una statua alle Pagliere», avrebbero riferito. E Da Empoli si sarebbe tranquillizzato. Fino a giovedì mattina, quando scopre con disappunto che le statue torreggiavano in piazza Pitti. Rabarama è arrivata a Firenze comunque: «Non preceduta da recensioni artistiche, ma da una lunga serie di raccomandazioni e di telefonate degli amici degli amici», accusa. Aggiungendo la parola fatale: «Marchette». Lartista reagisce dicendo Da Empoli «è un maschilista». Lassessore alla cultura però neppure il giorno dopo ammette di avere esagerato: «La replica sul sessismo mi pare tirata per i capelli, in fondo la marchetta è unisex». Mentre il curatore dellesposizione Beatrice tiene a dire: «Non credo che questo sia un problema di schieramenti, non infiliamo la politica anche in mezzo allarte». In ogni caso, niente tregua anche per oggi. E a Palazzo Vecchio rimbalza una domanda: «Possibile che le soprintendenze abbiano da ridire su come disegniamo una panchina e poi loro fanno quello che vogliono in piazza Pitti? È vero che è demaniale ma è pur sempre una piazza della città». Della serie, quando si tratta di spazi pubblici non si può passare sopra Palazzo Vecchio. Ma non finisce qui. A nome del Pdl Francesco Torselli chiede al sindaco Renzi se condivide le parole dellassessore e se è a conoscenza delle «marchette» e delle raccomandazioni di cui parla Da Empoli. Il sindaco per il momento ha solo osservato dallesterno il nuovo attacco del suo assessore al potere delle soprintendenze. Cè da giurarci, con ilare partecipazione.