Ogni opera darte deve essere collocata nel suo giusto contesto. E la piazza di una stazione non è quello giusto per ospitare una statua che raffigura un Papa molto popolare, ora diventato Beato. Andrea Carandini, archeologo (a lui si devono alcuni degli scavi più importanti di Roma), presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali, confessa il suo disamore per il monumento della discordia, collocato davanti al principale scalo ferroviario della capitale. Professor Carandini, la statua non le piace? «Non posso esprimere un parere istituzionale o professionale, anche perché ne ho visto soltanto delle riproduzioni, dunque mi riuscirebbe difficile. Ma, certo, se venisse rimossa io non piangerei». È sbagliato il soggetto o la collocazione? «Direi senzaltro la seconda. Che cosa centra quella statua con lo spazio antistante una stazione ferroviaria, un piazzale dove chi passa può vedere molti reperti delletà antica, e dunque del paganesimo, e poi, tra gli edifici costruiti in seguito, unarchitettura meramente "civica", già ottocentesca o addirittura assai più tardiva come è la stazione stessa? È un contesto del tutto inappropriato, che stride con una raffigurazione di quel genere». Il suo giudizio comprende anche gli aspetti religiosi e culturali? «Non ho nulla contro il fatto che si raffigurino i grandi personaggi cattolici o di qualunque altra religione. Dico solo che ogni opera che ha una valenza "pubblica" deve trovare il suo giusto contesto, quello nel quale può meglio essere apprezzata da chi verosimilmente potrà farlo. La mia non è una critica professionale, ma certamente lequilibrio tra arte e spazio pubblico deve essere trattato con delicatezza e competenza». (v.s.)