Il sindaco di Roma: pronto a cambiare la statua del beato. I Papaboys: rimuoverla Il sottosegretario Giro: cerano già alcune perplessità Il critico Eccher: cittadini sempre più consapevoli, querelle destinate a crescere Larte pubblica, quella che occupa piazze, giardini, strade, deve piacere a tutti? Il paesaggio urbano può essere modificato senza consultazioni? La domanda rimbalza tra critici e amministratori, politici e intellettuali, dopo che la statua di Papa Wojtyla realizzata da Oliviero Rainaldi e appena inaugurata davanti alla stazione Termini, a Roma, ha suscitato in pochi giorni proteste da record. Al punto da spingere, ieri, il sindaco della capitale Gianni Alemanno a ipotizzare «possibili cambiamenti» se i pareri della gente resteranno negativi. «Il comitato tecnico del ministero dei Beni culturali - dice il sottosegretario Francesco Giro - qualche perplessità laveva avuta, ma ha dato ugualmente il via libera allopera. Che forse è peggio della teca di Meier allAra pacis». Anche lAssociazione Nazionale Papaboys definisce la statua del Papa «incomprensibile» e chiede al Comune di rimuoverla. I precedenti non mancano. Un anno fa, a Porto Cesareo, nel Leccese, le mogli dei pescatori chiesero e ottennero la rimozione di una scultura dedicata allattrice e showgirl Manuela Arcuri. Ma, a un livello più alto, un identico risultato è stato raggiunto a Neuville-en-Ferrain, in Francia, dai cittadini che protestavano contro una effigie che voleva rappresentare Marianne, simbolo della Patria, colpevole di assomigliare troppo allattrice Laetitia Casta e di esibire forme eccessivamente procaci. Le polemiche sullunico nuovo ponte di Venezia, quello disegnato dallo spagnolo Santiago Calatrava, sono ancora aperte, mentre a Milano il dito medio di Maurizio Cattelan collocato in Piazza Affari (undici, pesanti metri in marmo di Carrara laltezza totale) continua a far litigare, come molte altre opere dellartista. A Bolzano ha prevalso la sensibilità dellOrdine dei Cappuccini, che ha ottenuto lo spostamento di una scultura che, attraverso la raffigurazione di un uomo nudo, intendeva raccontare il ritorno del Figliol prodigo, mentre a Varese si sono raccolte centinaia di firme contro la scultura che in piazza della Libertà celebra la polizia, colpevole solo di essere giudicata brutta, proprio come la statua di Fausto Coppi installata lungo il Po alla periferia sud-ovest di Torino. Danilo Eccher, critico darte trentino e direttore artistico della Galleria dArte Moderna di Torino, commenta: «Questo tipo di polemiche è destinato a crescere, perché la consapevolezza e lattenzione che i cittadini dedicano allo spazio pubblico è sempre maggiore, il che è naturalmente positivo». Per Eccher, «larte sociale assume un ruolo sempre più delicato, che impone a tutti noi una serietà ancora maggiore rispetto a quella necessaria fino a pochi anni fa. Lartista deve essere allaltezza del compito e, una volta stabiliti i criteri generali, deve essere lasciato libero nella sua creazione. Conosco Rainaldi, è un bravo scultore, anche se la statua dedica a Wojtyla non è forse tra le sue opere più riuscite». Beatrice Merz, condirettore del Museo di arte contemporanea di Rivoli, per volontà della quale è nata anche la fondazione intitolata al padre Mario (protagonista dellarte contemporanea, a lui si deve uninstallazione grande quanto discussa sulla copertura della ferrovia torinese, simile a un igloo), aggiunge: «Chi decide sulle politiche culturali di una città dovrebbe rappresentare i cittadini, o almeno così si spera. Dunque, se unopera destinata a essere collocata nello spazio pubblico viene commissionata e concordata, non è giusto che, una volta realizzata, venga sottoposta a una sorta di referendum. Il gusto è molto soggettivo, ma i criteri generali su come arredare la città dovrebbero essere condivisi da cittadini e amministratori».