La vita dura delle istituzioni culturali: palazzo delle Esposizioni e Festival del cinema in trincea Solo la prima è una buona notizia: ieri sera a Massenzio ha preso il via, come previsto, il Festival delle Letterature, con Asia Argento, Don De Lillo e Sandro Veronesi. Le altre, per la cultura a Roma -questo formidabile impasto di politica, soldi e mondanità,- non sono per niente delle buone notizie. A cominciare dalla porta che ha sbattuto in faccia alla città Luca Massimo Barbero, direttore del Macro, il museo d'arte contemporanea di via Alessandria, che si è dimesso per aver visto svaporare davanti ai propri occhi la famosa fondazione di privati pronta a investire 8 milioni di euro. E per continuare con il MAXXI (Museo dell'arte del XXI secolo) di via Guido Reni, dove non bastano previsioni di un milione e mezzo di visitatori -uno start up esplosivo- per garantire un futuro economico tranquillo. Subito dopo viene il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, altra gallina della uova d'oro almeno in teoria, che ha visto fiorire, all'indomani delle dimissioni del presidente Emmanuele Emanuele, indiscrezioni e veleni su una prossima privatizzazione. E dopo il Palazzo delle Esposizioni, il Festival del Cinema, che balla anche quello. E dell'altro ieri il blitz della presidente della Regione Polverini a Cannes per strappare un sì definitivo a Muller, che è già direttore della Mostra di Venezia, e soprattutto per arginare la linea del ministro Galan che il cinema lo vorrebbe in laguna e solo in laguna. L'unica vera oasi di pace, in questo tumulto di spade sguainate, sembra l'Auditorium della Musica , dove il sindaco Alemanno - creando tra i suoi malumori che non sarà facile sopire - ha confermato Carlo Fuortes amministratore delegato e colmato senza soverchi problemi, con un dosaggio rivelatosi fin troppo efficace, i vuoti che c'erano in Consiglio di amministrazione. Un Auditorium con il vento in poppa, che ha concluso il suo 2010 con un aumento del 34 per cento dei biglietti venduti, che mostra una solidità economica e di progetti tale dal metterlo al riparo da qualsiasi venticello maligno, da renderlo sempre più appetibile ai privati. Ecco, i privati, che sembrano all'improvviso aver perso fiducia negli investimenti culturali in questa città. Sospira Umberto Croppi, assessore alla cultura in Campidoglio fino all'ultimo rimpasto, e ancora La polemica di Groppi: «Roma sta perdendo la sua riconoscibilità» oggi rimpianto dalle stesse opposizioni: «Noi questi rapporti con i privati li avevamo creati, eravamo riusciti a realizzare delle governance che funzionavano. Ora tutto questo non c'è più. E non lo dico per farmene un merito, mi piacerebbe davvero che accadesse il contrario». Ma potrà accadere il contrario? Il banco di prova sarà il prossimo bilancio del Campidoglio, che dovrebbe essere discusso a giugno e approvato in luglio. Quanto c'è per la cultura a Roma? Sicuramente meno che in passato, attorno agli 8-10 milioni, sicuramente stanno scendendo di anno in anno i contributi al Palazzo delle Esposizioni -e questo faciliterebbe la strada, secondo i più sospettosi, al progetto di privatizzazione- sicuramente non si ha ancora notizia, e sarebbe il tempo, della replica di iniziative già abbondantemente collaudate: il festival di architettura, la fiera dell'editoria laziale, il festival della fotografia. Che fine hanno fatto? C'è una parte di questo discorso, poi, che riguarda direttamente la Regione. Racconta Croppi: «Una delle prime mosse della Polverini fu di togliere i 32 milioni previsti per destinarli ad altri settori, e si trattava di progetti già in marcia, progetti europei. Ma della effettiva destinazione di questi soldi non si è saputo più nulla, si corre persino il rischio di perderli». E' sempre la Regione che ha voluto una sua legge per il cinema, «ma dotandola di soli 14 milioni di euro, molto meno del previsto». E' anche questo senso di incertezza che fa disamorare i privati, parola di Pierluigi Regoli, responsabile romano per la cultura del pd: «Ditemi voi: come fa il Macro a impegnarsi in una programmazione se non conosce ancora - e siamo a giugno-gli stanziamenti previsti dal bilancio? E il Palazzo delle Esposizioni? Nell'ultimo anno ha avuto sei mesi di mostre a pagamento e per altri sei mesi ha tenuto in cartellone solo una mostra gratuita. Sono venuti a dirci che così si risparmiava, io lo considero uno spreco di risorse visto quello che il Palazzo delle Esposizioni può dare». E allora si va avanti così, esclusi persino dal mercato delle grande produzioni cinematografiche, quelle che costituiscono il vero business di ogni festival. Altro che Muller o non Muller: se tutti i film sull'antica Roma continuano a essere girati nell'Europa dell'Est ci sarà pure una ragione. Croppi tira le sue conclusioni: «Con il MAXXI e con il Macro, in questi due anni, Roma era davvero rientrata nei grandi circuiti internazionali, con un suo forte segno di riconoscibilità. Oggi ho l'impressione che ne siamo già usciti».