Avrebbe voluto che il "suo» museo diventasse fondazione, invece Intanto è già pronta a sostituirlo Federica Pirani Il Macro-gioiello romano rischia di andare in frantumi. Il direttore Luca Massimo Barbero, un tipo vulcanico, pieno di idee e di una parlantina, dà le dimissioni o almeno le minaccia per iscritto e gioca la carta del dire-non dire per trattare con il Comune. Lui voleva che il «suo» museo d'arte contemporanea diventasse fondazione e avesse fondi sicuri. A qualcuno in alto nell'apparato culturale del Campidoglio il Macro non interessa. O forse non interessa Barbero. Così uno dei cardini della giunta Alemanno, uno dei pochi frutti portati a maturazione con l'ampliamento firmato dall'architetta dark Odile Decq, può andare a male pochi mesi dopo la raccolta dei primi frutti. Benché sia già pronta una sostituzione: Federica Pirani, studiosa e pratica d'arte contemporanea in forze nella sovrintendenza artistica comunale. Nel frattempo soffre tra possibile privatizzazione o riduzione di fondi e programmi anche l'azienda del Palaexpo - che comprende il Palazzo delle Esposizioni, la Casa del jazz e un luogo ormai centrale per le mostre italiane come le Scuderie del Quirinale, quelle del Caravaggio e Antonello da Messina per intendersi. Il Macro - acronimo per Museo d'arte contemporanea del Comune di Roma - ha parecchie ambizioni. Ha un'appendice nel quartiere del Testaccio e fa da parallelo e contraltare cittadino al Maxxi, con un'accoppiata obiettivamente potente in un'Italia piuttosto avara nella cultura del qui e oggi. Luca Barbero è sulla plancia di comando del museo perché lo coccolava e lo aveva voluto l'ex assessore alla cultura Croppi: lui gli aveva garantito che il Macro sarebbe diventato fondazione. Croppi però è stato defenestrato mesi fa per un puro e duro calcolo di bilancino governativo: troppo finiano quando i finiani sono usciti da Palazzo Chigi. Ora, conviene ricordare che la soprintendenza di cui si diceva sopra è quella comunale (scollegata dal ministero per i beni culturali), e gestisce luoghi archeologici e strategie artistiche per il Campidoglio. La conduce Umberto Broccoli. Il quale Broccoli già non aveva eccellenti rapporti con Croppi. Poi in una recente riunione ristretta, ha detto chiaro che a lui il Macro non interessa affatto. La goccia che fa traboccare il vaso. Luca Barbero, con i suoi 48 anni e una discreta esperienza nelle arti e nelle cose pubbliche, ha fiutato l'aria. Non conferma le dimissioni né - sollecitato tramite ufficio stampa - smentisce. Gioca le sue carte. I suoi addetti garantiscono che a giugno partiranno le mostre programmate sennonché le rassegne di rilievo e un'attività che si vuole aperta alla città si pianificano a lungo termine, non con il fiato sul collo, anche per raccattare sponsor e sostenitori. L'assessore alle politiche culturali Dino Gasperini intanto giura di non aver ricevuto la lettera d'addio come se fosse tutto a posto. Non lo è. E l'addio eccellente peraltro non sarebbe l'unico. Al Palaexpo Ida Gianelli, già direttrice di Rivoli, lasciò con estrema discrezione. Vuoi per ragioni di salute personale, vuoi perché voleva un'autonomia che non riusciva ad avere. E qui si piomba sul Palaexpo con il personale in stato di agitazione. La riassume bene Federico Bozzanca della Cgil Lazio: il presidente Emmanuele Francesco Maria Emanuele presiede pure la privata Fondazione Roma. Sulla stampa cittadina, mai smentita, si è parlato di un suo tentativo di prendere il Palaexpo, quindi di privatizzarlo. O potrebbe lasciare il l agosto con i 4 milioni di euro della sua Fondazione (il Comune ne dà 10). Nell'uno o nell'altro caso, del domani non c'è certezza. Un capolavoro alla Alemanno...
Roma. Macro nel caos, Barbero minaccia le dimissioni
Il direttore del Museo d'arte contemporanea del Comune di Roma, Luca Barbero, ha minacciato le dimissioni o ha già dato le dimissioni. Ha voluto che il suo museo diventasse una fondazione, ma il Comune non è interessato. Il Comune ha già nominato una sostituzione, Federica Pirani, che gestirà il museo. Il Macro, come è noto, ha ambizioni come la creazione di un'appendice nel quartiere del Testaccio e la gestione di mostre italiane. Il Palaexpo, che comprende il Palazzo delle Esposizioni, la Casa del jazz e altre strutture, è in stato di agitazione a causa della possibile privatizzazione.
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