Dimissioni irrevocabili Alemanno: lo rilanceremo La lettera d'addio firmata dal direttore c'era. A ispirarla la scarsità di fondi a disposizione e lo status giuridico ancora indefinito del Macro, il Museo d'arte contemporanea. Il sovrintendente Broccoli: la fondazione mai nata è il motivo dell'addio Garbo e cortesia per annunciare le dimissioni «irrevocabili» di Luca Massimo Barbero. Le dimissioni saranno effettive dal 30 giugno, dopo la presentazione delle mostre est i-ve (24 giugno). Nella lettera si rivendicano «gli importanti e significativi traguardi raggiunti»: oltre 50 mostre, più di 20 pubblicazioni, 110 mila visitatori dal 3 dicembre 2010, data dell'apertura della nuova ala». «Non ci sono accenni polemici - aveva anticipato Alemanno, destinatario della missiva, prima di divulgarne il contenuto - Barbero ritiene concluso un suo percorso, lo ringrazio perché ha fatto un grande lavoro. Rilanceremo il Macro con un nuovo direttore». La lettera d'addio c'era. A ispirarla la scarsità di fondi a disposizione e lo status giuridico ancora indefinito del Macro, il Museo d'arte contemporanea. Garbo e cortesia per annunciare le dimissioni «irrevocabili» del direttore Luca Massimo Barbero. Nella lettera si rivendicano «gli importanti e significativi traguardi raggiunti»: oltre 50 mostre, più di 20 pubblicazioni, 110 mila visitatori dal 3 dicembre 2010, data dell'apertura della nuova ala». Le dimissioni saranno effettive dal 30 giugno, dopo la presentazione delle mostre estive (24 giugno). «Non ci sono accenni polemici - aveva anticipato Alemanno, destinatario della missiva, prima di divulgarne il contenuto - Barbero ritiene concluso un suo percorso personale, lo ringrazio perché ha fatto un grandissimo lavoro, molto creativo». Garbata quanto inattesa. Nessuno si aspettava un'uscita di scena di questo tipo. Ad accelerarla sarebbe stata un'intervista molto polemica rilasciata da Mauro Conti, riferimento dell'assessore alla Cultura Gasperini per le questioni relative all'arte contemporanea e all'architettura, a Guglielmo Gigliotti de "Il Giornale dell'arte". Il consulente, che si firma con lo pseudonimo «B.zarro», tacciava di «provincialismo all'incontrario» la gestione del Macro, «Roma non è New York, ha 27 secoli di storia, mi chiedo se non ci siamo sbagliati a perseguire un'accelerazione eccessiva, se non è il momento di accorciare le distanze tra opere e pubblico». E ancora, rincarando la dose: «Sosterrò le mie idee citando gli articoli 9 e 33 della Costituzione che fanno riferimento al pluralismo delle cultura, bisogna dare gambe e voci a tutti». E di sicuro Barbero non ha gradito le pressioni che su di lui sarebbero state esercitate da un politico romano per ospitare l'anno prossimo la mostra di un parente stretto. E ora? Il Macro non naviga in buone acque, non può permettersi un vuoto di direzione artistica. «Non è ancora un Museo», ha osservato Giulio Pelonzi pd, vice presidente della Commissione cultura e ciò ne limita «fortemente la capacità gestionale e la programmazione». Adesso bisogna andare avanti con il progetto», guarda invece al concreto Alemanno. L'assessore alla Cultura Gasperini e il sovrintendente Broccoli presenteranno a breve una rosa di nomi. «Siamo al lavoro per continuare a valorizzare il Macro con una nuova proposta che darà ulteriore forza ad una struttura solida su cui l'amministrazione continua ad investire», ha garantito Gasperini che ringrazia il direttore uscente evitando qualsiasi tono polemico. «Stiamo studiando gli assetti», è il commento di Umberto Broccoli. Dissapori con Barbero? «Assolutamente no, di nessun tipo, il direttore ha svolto un ottimo lavoro», tiene a precisare. In quanto all'autonomia gestionale passata e futura il Macro «è gestito dalle sovrintendenze a prescindere dal sovrintendente». La carenza di fondi? «È un problema che riguarda tutti, non solo il Museo d'arte contemporanea». Non è un mistero però che il futuro del Museo di via Alessandria dipenda però dalla nascita di una Fondazione ad hoc (come per il MAXXI). Progetto previsto e mai realizzato a cui fa riferimento nella sua lettera d'addio Barbero. «E' indubbio che questo possa essere stato un vulnus - ammette Broccoli - se ne parlava ancora prima del mio arrivo».