ROMA - "Sembrerà strano ma sono pienamente d'accordo con Pezzotta quando parla di limiti oggettivi di questa Finanziaria, nella quale la parola investimento è scomparsa e non esistono obiettivi chiari". A certificare l'inedito asse sulla Finanziaria con il segretario della Cisl è il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Il capo degli industriali è molto critico sulla manovra. "Siamo impaludati in una tattica politica che non affronta i punti cruciali del Paese, e questo è molto grave", è il giudizio di Montezemolo. "Come si può fare politica industriale seria guardando cioè al futuro - si chiede il presidente di Confindustria - facendo investimenti di medio e lungo termine, quando invece dobbiamo ragionare ogni tre mesi perché deve passare la finanziaria. Non è possibile che siano venuti meno due vocaboli: investimenti per il futuro e meritocrazia che significa concorrenza, un paese che guarda in avanti. Perché il futuro non è né di destra né di sinistra ma è di tutti i cittadini". Montezemolo cita Pezzotta, ma a gettare ombre sull'efficacia della politica economica del governo sono tutti i leader sindacali. La riforma fiscale, prevede il segretario della Uil Angeletti, "non produrrà alcun effetto serio perché è modesta e dispersa. Rappresenta appena lo 0,5 del Pil, in termini quantitativi il suo valore è insignificante". Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil, ne fa invece una questione di equità: "La manovra fiscale che premia l'1 della popolazione, - spiega - è l'ultimo elemento di una politica economica che noi contestiamo completamente. La nostra protesta è molto forte anche per questo visibile e ricercato tentativo di ridurre qualsiasi interlocuzione, fino ad annullarla, con le rappresentanze sociali, il sindacato, ma anche Confindustria, Confcommercio, le Regioni, i Comuni, le Province." E la "gravità" della situazione è certificata a modo suo anche dall'ex ministro dell'Economia, il diessino Vincenzo Visco. "Pare - ha detto Visco - che abbiano evitato la vendita di palazzo Chigi per motivi di opportunità ". "Esiste un carteggio - ha spiegato l'ex ministro - tra Gianni Letta e il ministro Siniscalco in cui Letta dice 'ministro non mi sembra dignitoso vendere palazzo Chigi' e lui risponde 'però in effetti, tutti i palazzi diversi da quello Chigi che fanno parte della presidenza del Consiglio, sì. Questo dà una dimensione della situazione".