Palazzi storici, allarme dei costruttori. Patto con la Regione per i restauri Basilica San Paolo Maggiore In piazza San Gaetano. La chiesa attuale insiste sull'area dell'antico tempio dei Dioscuri Palazzo Doria D'Angri Nei pressi di piazza Dante, dovrebbe essere ristrutturato dentro e fuori. Ma anche la facciata è disastrata Palazzo dell'Emiciclo Edificio di rilevanza storico-culturale in largo Tarsia. Negli anni è diventato un parcheggio abusivo ora in degrado Villa d'Elboeuf Si trova a Portici, in via Granatello. Versa in condizioni disastrose ma è di gran pregio storico-culturale La Napoli che crolla è finita nel mirino della Formedil Campania. L'ente regionale per la formazione e l'addestramento professionale nell'edilizia ha realizzato uno studio per fotografare lo stato dell'arte del restauro dei beni culturali in Campania. Il tutto con la partecipazione dell'Ance e della Soprintendenza. Un team di professionisti, coordinato da Francesco Izzo, professore ordinario di Strategie innovazione e marketing dei sistemi territoriali della Seconda Università di Napoli, ha individuato 2.957 beni immobili sottoposti alla disciplina del vincolo (quelli di interesse storico-culturale), censiti dalle Soprintendenze della regione Campania. Il solo comune di Napoli, con oltre 1.150 beni vincolati, copre quasi il 40 dell'universo indagato. Aggiungendo a questi i beni vincolati della provincia, l'incidenza dell'area napoletana sulla regione sfiora il 62. Dallo screening dei siti vincolati sull'intero territorio regionale viene fuori che in Campania su 551 Comuni, ben 313 (1'84) sono quelli con almeno un bene vincolato, mentre 144 ne hanno 3 o di più: dunque, un ingente patrimonio. Per Napoli è l'area del centro storico a vantare il maggior numero di beni immobili sottoposti a discipline della Soprintendenza. San Ferdinando è il quartiere con la maggiore concentrazione in termini assoluti. Tuttavia, normalizzando i dati con gli indicatori di densità (per 1.000 abitanti residenti nell'area e per kmq), è San Giuseppe il «cuore» del patrimonio immobiliare vincolato del comune di Napoli. Ma molti degli stabili figurano in condizioni pessime e di stato di abbandono totale. Basta vedere la Basilica San Paolo Maggiore di piazza San Gaetano. Una chiesa storica riportata all'attenzione della cronaca per il recente crollo della testa di un angelo. Non è certo messo meglio il palazzo dell'Emiciclo, al largo Tarsia, ristrutturato solo in parte, sulla facciata principale. Lo storico monumento è circondato da auto in sosta selvaggia, visto che negli anni la piazza è stata trasformata in un parcheggio abusivo, chiaro segnale dello stato di degrado nel quale versa l'intera zona della Pignasecca. L'indagine San Giuseppe è il quartiere con la maggiore concentrazione di opere di rilevanza storico-culturale Così come lo storico palazzo Doria D'Angri nei pressi di piazza Dante, che sarebbe totalmente da ristrutturare, sia all'interno che all'esterno. Le condizioni della facciata sono alquanto disastrate e la dicono lunga sullo stato dell'immobile. La provincia vanta invece la famosa Villa d'Elboeuf di via Granatello, a Portici. Situato nella zona del porto, il palazzo di grande pregio storico-culturale versa in condizioni disastrose. Intonaci che cadono a pezzi staccandosi dal muro al primo soffio di vento. In questa chiave si inserisce, quindi, la necessità di integrare le strategia di conservazione urbana in un più ampio processo di sviluppo locale. Ed in tal senso il ruolo e la valenza del restauro diviene fondamentale per diversi motivi. Non solo dal punto di vista architettonico, ma anche per l'incremento dell'occupazione, come può essere la promozione di nuove attività imprenditoriali. Il restauro del patrimonio artistico-culturale esercita, infatti, un grande impatto sulle imprese di settore: da un lato rafforza la competitività di uno dei segmenti a più altro contenuto specialistico nel campo delle costruzioni, dall'altro rappresenta un formidabile volano di occupazione, perché registra la maggiore incidenza di manodopera (30) sul valore dell'opera. «Quella dei beni culturali è una delle sfide più interessanti che dobbiamo vincere» ha sottolineato l'assessore regionale al lavoro, Severino Nappi. «Il sostegno al lavoro di qualità come quello che si sviluppa nei beni culturali - ha proseguito Nappi - può essere una mossa decisiva per questo comparto produttivo, anche per l'immagine dell'intera regione Campania. Dobbiamo sostenere queste per un recupero professionale che guardi al mondo dell'artigianato e alle alte competenze specialistiche, attraverso le quali, oltre il lavoro, si possa recuperare anche una presenza importante sul piano turistico».