S. maria di Licodia. I reperti rubati dalla Fontana del Cherubino consegnati al sindaco I due mascheroni che i Cc hanno affidato in custodia a Rasà Non sempre i beni culturali trafugati riescono a tornare a casa. Vi sono casi clamorosi di capolavori sottratti indebitamente ai luoghi d'origine, condannati a un esilio che sembra destinato a non avere risoluzione. Ma, per fortuna, a volte ritornano. È la storia a lieto fine dei due mascheroni intagliati in pietra lavica che, dopo essere stati rubati circa 30 anni fa dalla monumentale Fontana del Cherubino (1757), sono tornati a far parte del significativo circuito espositivo dei beni archeologici di Santa Maria di Licodia, grazie al lavoro dei carabinieri della locale stazione. La buona notizia del loro ritrovamento, in una villa privata dell'hinterland, dove erano stati posti a ornamento delle bocche di due fontane, era arrivata lo scorso 1 marzo. Ieri, il capitano della Compagnia di Paternò, Antonio Maione e i marescialli Giuseppe Cunsolo e Fabrizio Colombo, dietro autorizzazione dell'Autorità giudiziaria, hanno affidato in custodia giudiziale i due importanti reperti al sindaco Salvo Rasà, in attesa della conclusione delle indagini. Il certosino lavoro di rimozione, avvenuto sotto l'occhio attento della soprintendente Carmela Cappa, ha restituito alla città i due manufatti lapidei in ottimo stato. Il primo cittadino Rasà, ha mostrato tutto il proprio compiacimento: «Abbiamo impiegato delle risorse necessarie, come l'incarico all'avv. Gianni Trischitta e a una ditta specializzata, per recuperare frammenti di storia importanti per la nostra comunità. Ringrazio tutti e in particolare i carabinieri, che hanno portato a conclusione la brillante operazione». SANDRA MAZZAGLIA