Giovedì 21 ottobre l'ARS approva una norma che consente di derogare dal piano paesistico delle Eolie per costruire eo ampliare alcuni alberghi che in altro modo non riuscivano a "passare": ludibrio nazionale. Una settimana dopo il Commissario dello Stato impugna la norma (ed altre 15 articoli della stessa legge!: una vergogna nella vergogna). Ora, fate conto, per un momento e per assurdo, che delle Eolie e dell'ambiente e dell'Unesco non ce ne importi nulla. Facciamo finta che non è questo il punto, non il contenuto. Ma lo stile. Seguite gli attori e vedrete. Preambolo La norma in questione appare per la prima volta nella Commissione "Territorio, Ambiente e Turismo", sotto forma di emendamento a firma dell'on.le Beninati (FI), presidente della stessa. Il centrosinistra vota contro ma passa a maggioranza (determinante il voto a favore di Confolone e Sbona). Stesso copione in Commissione "Bilancio". In aula il testo arriva come disegno di legge n. 917A, di "iniziativa governativa", presentato da Cuffaro e da Cintola (UDC, assessore al bilancio). Personaggi Cuffaro: sia nelle commissioni che in aula nessuno dei suoi assessori (né lui, mai presente) si è pronunciato contro la norma. Poi, come se niente fosse, dice ai giornali che lui ed il Governo (buoni) erano contrari ma è l'ARS "sovrana" (cattiva) che l'ha approvata. Ci vuole faccia, no? E invece l'ha detta come una cosa normale. Cascio (FI, Assessore al Territorio ed all'Ambiente, vice di Cuffaro): in aula ha fatto il pesce in barile, preoccupato della porcheria che stava accadendo ma non tanto da mettersi contro il suo partito ed il capo che li comanda fuori dall'aula, Micciché. Il massimo del pilatismo l'ha raggiunto dopo, dichiarando ai giornali che era andata in quel modo perché non si era capito cosa si stava votando. E l'ha detto come fosse una cosa normale. (Unica attenuante è che la scusa era plausibile: votare senza sapere che cosa è ciò che succede a molti). Pagano (FI, Assessore ai Beni Culturali ed Ambientali): sui giornali è riuscito a passare quasi inosservato ma formalmente è il primo responsabile in quanto assessore competente. In aula, la prima volta che abbiamo contestato la norma, si è rifiutato di ritirarla. Ha detto invece: "Trattasi di sei opere produttive che potrebbero produrre una buona e sana economia () un totale di circa trecento posti letto quindi non si tratta di cose eclatanti. Stiamo parlando di un'economia sostenibile, veramente a misura d'uomo". Poi, dopo qualche giorno, ha annunciato che per fortuna, così come era stata scritta, la norma era sostanzialmente inefficace. Granata (AN, Assessore al Turismo): un eroe. Non è la prima volta e gli va sempre di lusso. A tutti sembra normale, infatti, che si indigni, protesti e si dissoci dalle scelte del suo governo. Ma mai dal governo e della maggioranza che le compiono, di cui fa parte e con cui condivide appieno il potere. Fleres (FI, presiedeva l'assemblea al momento del voto): l'esecutore. Il giorno dopo, molti della maggioranza lo attaccanno dicendo che li ha fatti "confondere" e lui risponde che se non sono ignoranti sono in mala fede. Il peggio è che ha ragione: ha effettivamente manovrato con una improvvisa sterzata ma il trucco è passato perché chi doveva votare a favore era avvisato. Ed è falso che qualcuno dell'opposizione abbia votato a favore. Beninati (FI, presidente della Commissione Territorio, Ambiente e Turismo): messinese, autore e difensore della norma, ha dovuto dichiarare che l'aula non era "distratta" ma sapeva benissimo che cosa votava. Ha concluso così il suo intervento in aula: "Non si sta quindi andando a interessare zone che paesisticamente vengono deturpate perché già di fatto sono deturpate". Normale, no? Virzì (AN) Apprezzatissimo il suo discorso in aula, soprattutto quando ha detto: "Io rifiuto di essere sottoposto ad un ricatto culturale, ambientalista, komeinista, se non lascia alternative all'emigrazione di chi ha la sfortuna di nascere in un bel posto. Ma signori miei, gli alberghi dove si devono fare? Di fronte ai letamai? Davanti ai vespasiani? () E l'Unesco, in cambio di questi sacrifici, cosa dà alla Sicilia. Qualcuno vuole dirmi, oltre ad un diploma di carta di pelle di pecora, cosa ci darà l'Unesco?" Micciché (FI, dux regionale): il mandante. L'ARS gira per buona parte intorno a lui, che non ne fa parte. Ha dichiarato: "Non c'è alcuna voglia di cementificazione. Dal punto di vista sostanziale non esiste alcun problema. È stato fatto un provvedimento assolutamente normale e regolare se si vuole che la Sicilia e le Eolie possano vivere." Acierno (Fiamma Tricolore, Gruppo Misto, poi Nuova Sicilia, ora ho perso il conto, domani si vedrà): fra i principali sostenitori in aula della norma, ha minacciato di querelare Granata che lo ha accusato di lavorare per interessi privati (in questo caso ci sarebbero i nomi e i cognomi). In aula ha detto: "La verità è che vi fermate al vostro convincimento frenando sviluppo ed economia. Sapete fare solo questo e basta! Allora andate al bar, fate altre cose, lasciate che le Eolie possano avere un futuro migliore." Finale A me questa sequenza di gesta sembra sconcertante. Assai più dell'esito prodotto, ancorché neutralizzato dal Commissario dello Stato. Perché una razza politica che dice queste cose è indecente in sé e capace di ben altro, come da anni sta facendo. Ne concludo che urge riproporre con forza, in Sicilia, una questione morale. Che non parli soltanto di legalità ma che inverta il senso calpestato della normalità. Immorali possono essere anche l'arroganza, l'incoerenza, la furbizia, la cialtroneria