Prima della realizzazione delle opere devono essere costruiti anche i parcheggi scambiatori Ventitré pagine di prescrizioni per il piano regolatore del Valle Se Platone nell'antica Grecia sognò la polis ideale, qualcuno ora sta sognando il Porto ideale. Un porto non riferito soltanto alle acque interne protette dalle mareggiate e limitato da robuste banchine, ma comprendente anche una ampia fascia di hinterland. Il porto è quello del Valle, in Porto Santo Stefano, l'hinterland va da Terrarossa all'inizio del fosso Campone. La similitudine ci viene suggerita dalla lettura delle 23 pagine del decreto contenente le prescrizioni del Ministero che condizionano la eventuale, futura realizzazione del Piano Regolatore Portuale. Prescrizioni che se mantenute, ostacolerebbero, e non poco, la realizzazione delle opere previste dal piano. Non possiamo, anche se lo vorremmo fare, pubblicare tutte le 23 pagine provenienti dal Ministero, cercheremo di darne un'idea citando alcune prescrizioni abbastanza significative. A partire dalla prescrizione numero 2 che stabilisce che prima dell'inizio dei lavori dovranno essere realizzati i parcheggi scambiatori di Terrarossa e Santa Liberata e il corridoio operativo mediante il previsto allargamento ed utilizzo delle gallerie (ex ferrovia) per bus navetta. Il progetto definitivo delle opere, comprensivo dell'analisi di incidenza dovrà essere sottoposto per approvazione al Ministero dell'Ambiente. E questo è soltanto uno dei 54 dettati del decreto. Poi c'è la prescrizione 4: dovrà essere verificata la capacità di deflusso dell'intero corso d'acqua del fosso del Campone per la portata di progetto, attraverso uno studio basato sull'esame del bacino nel suo complesso e volto alla definizione degli interventi a scala di bacino, soprattutto con riferimento alla vasca di calma e al tratto compreso tra la vasca di calma e il tratto finale oggetto di verifica, anche in riferimento al trasporto solido; tale studio dovrà essere preventivamente approvato dal Genio civile opere marittime competente e, qualora ricadente in area di bacino idrografico, dalla relativa Autorità di Bacino, e dovrà essere sottoposto, per gli aspetti ambientali, al Ministero dell'Ambiente. Saltiamo alcune pagine e si va alla prescrizione numero 18: si dovrà prevedere il lavaggio accurato dei massi e del materiale da immettere in mare prima del loro affondamento per limitare la dispersione di sedimento fine nell'ambiente marino; è fatto divieto di scarico in mare di materiali fini (inferiori a 1 mm) o di blocchi mescolati a materiali fini. Dal canto suo, il Ministero per i beni e le attività culturali prescrive: «Nei tratti di moli nuovi e banchine è necessaria una scannerizzazione del fondale mediante impiego di "Side Scan Sonar" (strumento a risonanza acustica che legge la superficie del fondale), ai fini di appurare emergenze archeologiche di superficie. Nei medesimi tratti occorre una seconda scannerizzazione con impiego di "sub bottom profiler" (strumento a risonanza acustica che legge sotto la superficie del fondale) ai fini di appurare l'esistenza di giacimenti archeologici sepolti sotto il sedimento. Le operazioni descritte dovranno essere eseguite da parte di ditta specializzata a carico del committente». Vedremo se sarà possibile portare a conoscenza dei nostri lettori anche altre prescrizioni, che vi assicuriamo sono tutte, tutte interessantissime.