E da settembre rischia di saltare di nuovo anche l'apertura domenicale dei musei nazionali Mai inaugurata la sezione dell'Ottocento di palazzo Mansi LUCCA. A palazzo Mansi la galleria è già stata allestita da qualche tempo. Ci sono i dipinti dell'Ottocento e di parte del Novecento. Ma ci sono anche bozzetti, gessi, opere che raccontano la scultura fiorita a Lucca in quel periodo. Nessuno, però, può visitare la galleria che, ufficialmente, non è neppure stata inaugurata. È sempre chiusa perché non ci sono abbastanza custodi per tenerla aperta. La situazione dei musei nazionali, però, potrebbe sempre peggiorare, nel giro di qualche mese, come conferma la direttrice, Maria Teresa Filieri, funzionario della Sovrintendenza: da settembre, infatti, sia palazzo Mansi che villa Guinigi rischiano di rimanere chiusi (di nuovo) la domenica. I custodi, infatti, potrebbero aver esaurito tutti i festivi (contingentati) che il ministero dei Beni culturali è disposto a pagare. Il paradosso - non unico in Italia - è proprio questo: le opere d'arte ci sono, ma non c'è il personale per farle vedere. E chiudere i musei la domenica significa togliere una parte importante degli incassi. Oltretutto al momento è anche sospesa la collaborazione con l'associazione "Amici dei musei" che, in qualche modo, la domenica mattina cercava di supplire alla carenza di personale e di fondi, garantendo un minimo di sorveglianza volontaria a palazzo Mansi e a villa Guinigi. «In effetti - ammette Maria Teresa Filieri - la situazione non è semplice. Il ministero consente di siglare convenzioni con associazioni di volontariato per supplire a una serie di carenze del sistema, ma è necessario definire con esattezza le modalità di questa collaborazione. La disponibilità dei volontari è incomiabile, ma non sempre corrisponde alle esigenze dei musei. Mi spiego: a volte le persone mettono a disposizione un paio di ore al giorno, ma noi dobbiamo essere certi di avere volontari a sufficienza per coprire un turno con una sorveglianza capillare». Questo non sempre è possibile. Come è sempre più difficile avere personale di ruolo a disposizione la domenica: «I nostri custodi - precisa Maria Teresa Filieri - si stanno prodigando, ma devono fare i conti con le procedure introdotte dal ministero che deve autorizzare il superamento dei limiti imposti al lavoro nei giorni festivi. Grazie alla disponibilità di tutti, dovremmo riuscire a mantenere l'apertura, almeno la domenica mattina, fino a settembre, anche se a villa Guinigi la situazione è assai critica: più che a palazzo Mansi. A volte i visitatori arrivano e trovano i cancelli chiusi perché manca il personale. Per questo mi auguro di non dover interrompere questo servizio (l'apertura domenicale) prima di settembre: abbiamo cercato di organizzarci in modo da far trovare i musei nazionali visitabili nei festivi nel periodo di maggior afflusso turistico, in primavera e in estate. Mi auguro di riuscirci, considerando che in 7-8 anni il personale è stato ridotto di oltre un terzo». Quello, però, che non sarà possibile garantire - nonostante gli sforzi - è l'apertura della nuova galleria di palazzo Mansi, con i dipinti dei pittori lucchesi o degli artisti che hanno lavorato a Lucca, magari insegnando, fra Ottocento e Novecento, all'istituto d'arte. «Questa sezione - conferma Maria Teresa Filieri - è davvero interessante. Infatti, abbiamo dipinti di Nocchi, Tofanelli, Augusto Passaglia. Ci sono le opere anche di Ardinghi, Angeloni, Cenami. L'allestimento consente di ripercorrere i fermenti artistici che si sono affermati in città fino alle soglie della seconda guerra mondiale». Il problema, però, è che questa galleria «è sempre chiusa. Riusciamo a farla visitare di rado, solo quando ci sono pochi visitatori e possiamo garantire la sorveglianza». Quasi sempre, però - conclude Maria Teresa Filieri - questo spazio «resta chiuso. E, sempre più spesso, a palazzo Mansi riusciamo soltanto a mostrare il piano nobile, sempre per la carenza di custodi. Che pure oggi sono più aperti alla possibilità di farsi aiutare da personale esterno». Ma per risolvere il problema serve altro. Magari anche un maggiore interessamento da parte delle istituzioni locali.