Arianna Zito Palermo. E' il sito archeologico-culturale più visitato della Sicilia, con le sue circa 500mila presenze. E, se non bastasse quest'eccessiva pressione antropica ospita, più volte l'anno, spettacoli che, «con le strutture provvisorie e gli eccessivi livelli delle amplificazioni, aggravano i numerosi degradi causati da errati interventi di restauro più accentuati nel portico superiore e nella galleria inferiore». Parliamo del Teatro greco-romano di Taormina che si trova al primo posto nella black list, stilata da Legambiente Sicilia, in occasione della campagna di sensibilizzazione, partita ieri, «SOS Heritage di Salvalarte Sicilia». Dice Gianfranco Zanna, responsabile Beni Culturali di Legambiente Sicilia: «Nessuno s'interroga sui pericoli che corre questo teatro. E' il sito più visitato della Sicilia e, inoltre, subisce lo stress di iniziative come spettacoli e concerti, in particolar modo tra la primavera e l'estate. Tutto questo ha creato e crea gravi problemi alla struttura del teatro». Ma la denuncia di Gianfranco Zanna assume toni più duri quando afferma: «E' dal 2004 che è stato lanciato l'allarme, che si è a conoscenza del grave rischio che corre il teatro, oggetto di numerosi studi, ma non è stato fatto nulla. Proprio nel 2004 è stata stilata la Carta di Siracusa per la salvaguardia dei teatri antichi, ma ad oggi è rimasta lettera morta». La lista nera di Legambiente conta 10 tra monumenti siciliani più bisognosi di attenzione. Dopo, appunto, il Teatro di Taormina troviamo la Cattedrale di San Gerlando di Agrigento. Seguono, poi, Palazzo dello Scibene di Palermo, il Tempio E (quello dedicato a Era) di Selinunte e le mura di Kamarina in provincia di Ragusa che stanno crollando in mare. Secondo Legambiente Sicilia questo avviene per «il recente completamento del porto di Scoglitti che ha cambiato notevolmente l'andamento delle correnti marine. Il loro distruttivo effetto - dicono - sta seriamente minacciando l'integrità del promontorio sul quale è sorta la città». «Questa iniziativa - dice Zanna - è per lanciare un allarme. C'è il serio rischio che, non facendo manutenzione, una parte importantissima e delicatissima della nostra meravigliosa terra continui a essere ferita e mortificata fino a scomparire. Bisogna utilizzare le risorse che ci sono, come quelle dei fondi europei». «In alcuni casi - continua il responsabile Beni Culturali di Legambiente Sicilia - c'è bisogno di grandi interventi come, per esempio, quello nella Villa Romana del Casale, ma in molti altri c'è solo bisogno di intervenire prima che si faccia il danno». Dice a sua volta la dirigente del Centro regionale per il Restauro, Maria Pia Spanò: «Non è un caso che la conferenza stampa si sia svolta proprio nella sede del centro per il restauro. La conservazione dei beni è fondamentale ed è frutto della collaborazione dei vari enti. Conservare significa anche, e soprattutto, monitorare lo stato dei beni e verificarne il risultato nel tempo». Nella black list anche la Torre di Isola delle Femmine (Pa), il soffitto ligneo di Palazzo Steri a Palermo, l'ex Fornace Penna a Scicli (Rg), la settecentesca Villa Napoli di Palermo e i ruderi dell'antico paese di Poggioreale (Tp). «Questi - dice Zanna - sono i monumenti che corrono i maggiori rischi, ma vogliamo coinvolgere i cittadini per renderli protagonisti e partecipare in prima persona alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale». In che modo? Basterà scattare una foto del bene che si ritiene a rischio ed inviarlo, con un breve testo di 8 righe, a salvalartesicilialibero.it. 19052011