Oggi alle 12, in occasione della Giornata internazionale dei musei, terrò una conferenza al Real Museo Mineralogico dell'Università Federico II di Napoli su «Il Palazzo del Quirinale, casa comune degli Italiani». Qui, nei secoli i suoi inquilini hanno voluto che i massimi artisti del tempo lasciassero tracce del loro genio nelle architetture e nelle opere d'arte. Il compito del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica è anche di riportare alla luce le antiche pagine di storia di un Palazzo da sempre associato al concetto latino di Auctoritas e più che mai sentito dai cittadini come un bene proprio. Grazie a un impegno costante tanti capolavori, che interventi a volte maldestri avevano cancellato, sono stati riscoperti. Nel 1998-1999, gli scavi intrapresi per procedere alla posa d'impianti tecnologici hanno restituito varie strutture abitative, la cui datazione oscilla tra la fine del I secolo a.C. e la piena età imperiale (III secolo d.C.). Nell'estate del 2004 un secondo scavo è stato condotto nei giardini tra il palazzo stesso e la cosiddetta Porta Giardini. Lo scavo ha restituito un vasto complesso di abitazioni risalenti a un periodo tra il I secolo a.C. e l'VIII secolo d.C. Il ritrovamento di una statua femminile seduta, coperta da un mantello e la testa cinta da un diadema è stata l'evento che ha marcato questa ricerca nei giardini. Uno studio preliminare del pregevole reperto ha permesso di ipotizzare che si tratti di una statua di Giunone. Tre settimane fa, durante un controllo in uno dei cunicoli scavati nel sottosuolo del colle del Quirinale, i carabinieri hanno individuato una straordinaria statua di età romana. Mi sono calato nel cunicolo e ho potuto ammirare il reperto. Si tratta probabilmente di una statua di divinità risalente al II o III secolo d.C. È stata utilizzata (verosimilmente nel '600, quando Bemini ha fatto scavare le fondazioni del primo tratto della Manica Lunga) come architrave del cunicolo stesso. Fino all'occupazione napoleonica, nell'ala del palazzo prospiciente la piazza del Quirinale si poteva ammirare una grandiosa Galleria edificata intorno al 1588 nel corso dei lavori promossi da papa Sisto V Peretti. Nel 1655 papa Alessandro VII Chigi decise di far decorare le pareti della Galleria con un lungo fregio ad affresco e affidò la direzione dell'impresa al sessantenne e oramai celebre Pietro da Cortona (1596-1669). Tutti concordavano nel ritenere che la maggior parte della decorazione cortonesca fosse stata irrimediabilmente distrutta. In occasione del previsto rifacimento per messa a norma degli impianti elettrici, grande fu l'emozione di constatare che le pitture erano conservate sotto l'intonaco applicato dai Francesi. Decisi di riaprire le finestre per restituire alla Galleria la sua luminosità. Il risultato finale è sorprendente: le pitture di Pietro da Cortona sono tornate alla luce. Oggi grazie all'intervento della Fondazione Bracco siamo in grado di completare il lavoro iniziato nel 2002. Per la fine di agosto 2011 la Galleria di Alessandro VII Chigi, tornata al suo antico splendore, potrà essere ammirata dalle decine di migliaia di visitatori che varcano regolarmente le porte del Palazzo del Quirinale. Ancora, nella Sala Regia o Salone dei Corazzieri, destinata agli incontri del pontefice con le delegazioni diplomatiche straniere, alla fine di marzo 2006 il maestoso fregio dei grandi maestri che hanno dipinto le ambascerie straniere venute a rendere omaggio al papa è tornato alla luce e la Sala Regia voluta da Paolo V ha ritrovato il suo aspetto di 400 anni or sono. Nel 2005 l'improvviso distacco di un brano d'intonaco della volta realizzata da Rodolfo Morgari nel 1888 è all'origine della scoperta di un fregio secentesco nella zona superiore delle pareti. Sono ricomparsi sulle quattro pareti della sala gli affreschi che illustrano alcune delle grandi realizzazioni architettoniche, le cosiddette «fabbriche», promosse da Paolo V Borghese durante il suo pontificato. Nel «passaggetto di Urbano VIII», poi, la rimozione di un fascione ornamentale tardo ottocentesco ha permesso di rimettere in luce una parte della decorazione originale contrassegnata dalle immagini del drago e dell'aquila, figure araldiche della famiglia Borghese e quindi di papa Paolo V (1695-1621). Questa scoperta, oltre a consentire il recupero di decorazioni pittoriche di gran valore estetico e storico, ha rimesso in discussione le nostre conoscenze sulla storia dell'ambiente sia per l'aspetto decorativo sia per quello strutturale.