Di sicuro c'è solo che è tornata. Eccola qui, al centro della nuova sala del museo di Aidone, accolta dalla banda del paese e dalle autorità come un'emigrata di lusso con i dollari in tasca. Il resto, su questa monumentale statua considerata un capolavoro dell'arte classica, rientrata in patria dopo un trafugamento misterioso, svariati passaggi di mano tra collezionisti e ricettatori internazionali, l'ombra della mafia, due processi e una contesa tra Italia e Usa durata 30 anni, è un giallo tutto da svelare. A partire da chi sia davvero, la giunonica stangona di due metri e venti di calcarenite e marmo: Venere, come finora si è chiamata, o più probabilmente Demetra - la dea delle messi - o forse ancora la figlia Kore, la fanciulla rapita nell'Ade? Ed è davvero questa, in tutte le sue parti, la meraviglia che apparve in una notte di luna piena del 1978 ai tombaroli che scavavano tra le rovine della vecchia città greca di Morgantina? Queste domande, e molte altre, hanno percorso in questi giorni le strette vie di Aidone, il paese nel cuore della Sicilia che ha strappato la statua al Paul Getty Museum di Malibù: un passaggio dal centro alla periferia del mondo che aveva suscitato perplessità pure nel ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, arrivato qui ieri assieme al consigliere del presidente della Repubblica Louis Godart, al console generale americano a Napoli, Donald Moore, al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all'assessore ai Beni culturali Sebastiano Missineo e al senatore Francesco Rutelli, alfiere del rientro della statua quando sedeva sulla poltrona di ministro. Pronto a dire che, tornata la dea, ci sono molti beni trafugati da recuperare in musei di mezzo mondo, «a partire dalla collezione Symes, in Inghilterra, che rischia di essere venduta dagli eredi e dispersa sul mercato dell'arte». Lui, Galan, davanti alla folla festante, corregge appena il tiro: «Resto della stessa idea - dice - le opere d'arte vanno collocate dove c'è tanta gente che può vederle. Questa è un'operazione intelligente se intorno alla statua si realizzano infrastrutture e si crea un circuito di altri luoghi di interesse turistico. Meglio ancora se ogni tanto si portano in giro». E la sfida della Regione è proprio quella di promuovere l'intero comprensorio, partendo da un biglietto unico per la Venere-Demetra, per la bella area archeologica di Morgantina da cui proviene, per la vicina Villa del Casale, la dimora del nababbo romano il cui restauro dovrebbe concludersi entro l'anno: da oggi, con la riapertura degli appartamenti nord, lo straordinario apparato di mosaici che attrae 500mila visitatori l'anno torna a essere completamente visibile. Una scommessa non facile, per far crescere un territorio inchiodato ai più bassi parametri economici e di occupazione. E se Galan, veneto e berlusconiano, si becca a distanza con Lombardo, siciliano e autonomista, sul contributo dello Stato per le infrastrutture («Dovete farcela da soli», dice il primo; «Ce la facevamo da soli 2.500 anni fa, quando voi mangiavate radici», risponde l'altro), poco più in là ci sono i reporter del Los Angeles Times Jason Felch e Ralph Frammolino, finalisti al premio Pulitzer per l'inchiesta sui crimini ai danni della statua e autori del libro-dossier «Chasing Aphrodite», presentato qui ieri in anteprima europea. E ci sono le voci raccolte dai vecchi tombaroli del posto: la testa, il braccio, il piede in marmo, gli altri 108 frammenti della veste arrivati in Sicilia da Malibù appartengono davvero alla dea o questa magnifica dea è un abilissimo montaggio successivo al furto? Lei non risponde, con un sorriso più enigmatico della Gioconda.
SICILIA - "Ora la Venere deve girare per il mondo". È polemica tra Galan e Lombardo
La statua di Venere, considerata un capolavoro dell'arte classica, è tornata al suo paese d'origine, Aidone, dopo un trafugamento misterioso. La statua, di calcarenite e marmo, è stata ritrovata in un museo di Malibù e ha suscitato perplessità in molti, tra cui il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan. La statua è stata restituita alla Sicilia e ora è esposta al museo di Aidone, dove è stata accolta con festa. La statua è stata oggetto di un lungo processo e di una contesa tra Italia e Stati Uniti, e molti hanno chiesto di sapere chi sia davvero la dea rappresentata.
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