La difficoltà maggiore è quella viaria. Il presidente Lombardo: «Da Roma i fondi per risanare queste strade» Alla cerimonia, tra gli altri, il ministro del Beni culturali Galan e il console generale degli Stati Uniti a Napoli, Moore. Impegno per fare dell'area un importante distretto culturale. C'era la Sicilia splendente del Mito e quella meno luminosa della politica, che pure ieri si pavoneggiava per una vittoria conseguita dopo anni di lotte e carta da bollo. C'era la Sicilia della gente comune, quella di Aidone, frastornata e incredula di fronte a tanto fragore per l'arrivo di questa illustre concittadina che, catapultata da un'altra ansa del tempo, per anni aveva subito un sequestro dorato, nientemeno che al Getty Villa, a Malibù, in una stanza blu con due finestre sull'Oceano Pacifico. Da ieri l'imponente statua, specchio della civiltà ellenica, non vede onde e surfisti ma la campagna dove «inseminato e inarato là tutto nasce, grano, orzo, viti che portano il vino nei grappoli, e a loro li gonfia la pioggia Zeus». Qui, in questi prati vicino a Enna, secondo il mito, sarebbe avvenuto il ratto di Persefone, figlia di Demetra. Forse non è più il tempo delle viole dal profumo talmente forte che i cani da caccia non riuscivano più a seguire la loro pista, ma le strade di Aidone sono puntellate da piante di ortensie, protagoniste anche loro del comitato di accoglienza. Con le bande, i sindaci del vicinato. Ieri nel piccolo museo di Aidone è tornata lei, con i suoi 2 metri e 20, il corpo panneggiato, qualche traccia di pigmento blu: nella stanza le fanno compagnia delle ancelle: una statua femminile ritrovata nella stoà di Morgantina, dove c'era il tribunale e insegnavano i filosofi peripatetici, un'altra figura di divinità femminile con la mano, che probabilmente reggeva una fiaccola, «tranciata» proprio come quella della Dea. Poi frammenti di panneggio di un'altra statua di divinità femminile in calcarenite, il polso di una mano sinistra, un piede sinistro in marmo di Paros, alcuni busti fittili di Persefone di varie dimensioni in origine variamente decorati con fiori e orecchini. Prima, in una stanza attigua, le fanno da guardia gli acroliti di Demetra e Persefone, vestiti da Marella Ferrera. Più avanti c'è spazio per gli argenti, anch'essi recuperati. Siamo nel museo delle cose perdute e ritrovate. Ma le attenzioni sono tutte per lei, la Dea, con l'imponente corpo di calcare, quella testa troppo piccola, quel braccio che sembra un corpo estraneo, quelle ferite che gli uomini, più del tempo, le hanno inferto, tagliuzzandola in tre parti. Sarà «probably Aphrodite», come hanno sentenziato al Paul Getty Museum, o sarà Demetra, ma per lo studioso Malcom Bell rimane «un pezzo unico, una statua di culto, con poche altre simili». Ma ora, dopo che il coro di Voci bianche del Conservatorio Bellini di Palermo ha intonato Va' pensiero e l'Intermezzo di Cavalleria rusticana, è il momento delle ricette per far in modo che la Dea rimanga al centro dell'attenzione generale, opera ardua in Sicilia. Donald Moore, mani da cestista, è il console generale degli Stati Uniti a Napoli. Dice, restando sempre col naso all'insù: «La statua non l'avevo mai vista, in questo momento non parlerei di restituzione del maltolto ma di un ritorno della Dea a far parte del patrimonio culturale internazionale. A casa sua». Gli scappa una battuta: «Arrivare da Napoli fin qui è quasi come andare negli States». In realtà arrivare ad Aidone proprio agevole non è: ieri all'uscita dall'autostrada si era formata una lunga fila di macchine, non di devoti alla dea ma di vetture con altre destinazione, stritolate dai lavori in corso. La segnaletica? Qualcosa in più, e di più graficamente accattivante, non sarebbe male. Il governatore Raffaele Lombardo promette: «Domani avrò un incontro con il ministro Fitto per sboccare dei fondi Fas che serviranno soprattutto per le strade di quest' area, per collegamento tra Enna e Catania». Continua: «Qui tra Morgantina e la Villa del Casale abbiamo resti della civiltà greco-romana, la nostra forza sarà quella di puntare sul distretto culturale, in cui mettere insieme le peculiarità della zona che andrà dotata di infrastrutture. Quindi saremo pronti per diventare un distretto culturale e turistico del Mediterraneo». Siamo qui, presidente, attendiamo. Vorremmo che anche quel Satiro danzante, dopo i piaceri della vita e i secoli sott'acqua, tornasse a inebriare anche i mazaresi. Invece, nulla. Siamo sempre qui, attendiamo. Nel frattempo si annunciano epocali collaborazioni con il Paul Getty Museum: «Nel 2013 è prevista una grande mostra con 60 delle nostre opere in trasferta in California». Per evitare che «lo zoo di Pistoia continui ad avere più visitatori di un museo siciliano», Sebastiano Missineo, assessore regionale dei Beni culturali e dell' Identità culturale, dice: «Dobbiamo fare rete, anche tra le diverse province. La Villa del Casale può contare su 500 mila presenze annuali, se Aidone riuscisse a intercettarne almeno un terzo, sarebbe un grande successo, a Malibù la Dea era vista da circa mezzo milioni di visitatori annuali. Per spingere verso questo obiettivo prevediamo un biglietto unico che permetta l'ingresso nei due siti. Un turista deve rimanere qui non una notte ma una settimana». Le sfide sono belle. Il senatore Francesco Rutelli: «A Tokyo quella con l'Annunciazione di Leonardo fu la mostra più visitata e creò un'impennata di turisti giapponesi in Italia, attratti dalla nostra arte. Adesso è iniziata una collaborazione con gli americani, ma non è altrettanto facile il dialogo con danesi e giapponesi per riappropriarci del nostro patrimonio. Ed è anche importante riportare a casa la collezione Symes da Londra». Interviene Luis Godart, consigliere del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il patrimonio artistico: «Questa giornata è un inno alla legalità e una ricompensa al lavoro di diplomazia portato avanti per far vivere la Dea nel suo contesto naturale e familiare, ricco di valenze artistiche, gastronomiche. Un vero polo d'attrazione». Perché il paese dei prati e del mito non diventi quello della dimenticanza, della trascuratezza.