A un mese dal referendum sulla gestione delloro blu, ecco la storia di un paradiso che rischia il collasso Prima la Tav, poi la Variante, infine un maxi parco eolico. E nascono nuovi acquedotti che nessuno vuole La storia di Cristiano e Silvia è quella di una fuga in cerca di unoasi: e non rinunceranno "Non siamo contro lenergia alternativa, ma il paesaggio deve essere tutelato" Attenti, oggi nessun titolare di acque libere è al sicuro. Cè sempre qualcuno che la pensa altrimenti e può sfrattarti per renderti dipendente dalla "tubocrazia" centralizzata. Questa, per esempio, è la storia di due giovani, Cristiano e Silvia, che decidono di stabilirsi in montagna, trovano una valle di sogno in Appennino (comune di Firenzuola, Toscana), si fanno la loro casetta e si conquistano la loro acqua di fonte, purissima, in alleanza con altri abitanti. Posto fuori dal mondo, in mezzo a oasi comunitarie dove nidifica il falco pellegrino e si aggira il gatto selvatico. Terreno di fuga di chi non ne può più della città e del rumore. Ma un bel giorno, sul monte Faggiola da cui sgorgano le sorgenti, compare un anemometro. Ci vuole poco a capire: cè un progetto di centrale eolica. Ma nessuno sa nulla nei paesi di Coniale e Tirli, alimentati dalle stesse acque. Cristiano Tarantino e Silvia Paolini sono gli ultimi arrivati lassù, ma sono di città, usano internet e mangiano la foglia. Sanno che Firenzuola è il territorio appenninico più violentato dItalia. Una ventina di cave, il bucone della Tav Bologna-Firenze, una mega-discarica e la variante di valico dellautostrada. Tutti lavori che hanno portato soldi al Comune ma hanno ucciso decine di sorgenti millenarie, come quella dellabbazia di Moscheta, e disseccato lalveo di torrenti. Scoprono un progetto di impianto industriale che cambierebbe i connotati a uno degli ultimi paradisi dello spazio tosco-emiliano. Nove rotori di 125 metri, piantati sopra la valle perduta, a 400 metri dalla loro casa, con pali di fondazione di venti metri che schiaccerebbero il terreno facendo morire le fonti. Non basta: alcune pale ruoterebbero sopra la strada di crinale, con pericolo grave per i passanti. Limpianto è ancora sottoposto a esame di impatto ambientale ma la "Infrastrutture spa" di Milano paga già un affitto 170 mila euro lanno per luso dellarea e un pezzo di bosco è già stato abbattuto. Qualche mese fa Cris e Lucia vanno dal sindaco, Claudio Scarpelli, e manifestano allarme. "Che problema cè?" replica lui, "Se intercettiamo lacqua, vi portiamo su il nostro acquedotto". Nostro di chi? Della municipalizzata emiliana "Hera" che porta lacqua a mezzo Mugello. Il "noi" è autorizzato, perché Scarpelli è dipendente della società. Lavora per gli acquedotti emiliani. Firenzuola e Hera sono da tempo la stessa cosa. E limpianto eolico è uno strumento utile a smantellare le ultime acque libere per consegnarle ai padroni di pianura, come vorrebbe la legge Tremonti, quella che ha scatenato il referendum. Non contro il privato, ma contro il grosso (coi padrini giusti) che si mangia il piccolo indipendente. Il tam-tam si mette a rullare e qualcuno sale a vedere. Si scopre che nel solo comune di Firenzuola sono in incubazione nove centrali eoliche. La gente si sente gabbata, fonda comitati, e la valle perduta diventa punto di riferimento della lotta. Emiliano Vizzi, uno che è scappato lassù da Livorno con moglie e figli: «Ho investito tutto in questa scommessa, e ora rischio di non poter più rivendere la casa». Anche lui, come Lucia e Cristiano, non ha alternativa alla resistenza. A Claudio Magliulo, freelance toscano, il sindaco spiega che le pale servono a finanziare acquedotti e ripetitori di cellulari, o spalare la neve proprio lì sotto il remoto monte Faggiola. Dice: «Come glielo portò lassù lacquedotto senza soldi?». Non conta che lassù lacqua ce labbiano già, e che i ripetitori siano già stati richiesti a una società privata dai montanari. Non conta che la gente non voglia altra acqua e nemmeno le pale. Firenzuola vuole soldi, anche se, con tutti quei cantieri aperti, è uno dei comuni più "compensati" dItalia. Temporali verso la Futa, bosco in movimento. Lucia racconta preparando una pasta al ragù. «Abbiamo saputo della cosa per sbaglio, da un volantino bagnato trovato per terra. Lanciava lallarme per la valle. E quando abbiamo cercato di capire, ci è stato detto che sì, unassemblea era già avvenuta, un anno prima a Firenzuola. Ma i diretti interessati, i 250 abitanti della nostra zona, non erano stati avvertiti». «Non siamo contro leolico, solo contro impianti che distruggono il paesaggio» dice Cristiano e mi fa sentire come canta la sua fonte sopra casa. È notte, ha appena piovuto e sono tornate le stelle tra i vapori del bosco che respira. «Lo senti lassiolo?» dice. Cris studia per diventare veterinario e intanto fa la guardia ambientale nei parchi. E adesso? I valligiani sono risoluti a combattere. Con laiuto di organizzazioni di città, hanno trovato tutti i punti deboli del progetto e si mettono di traverso per difendere le loro acque. «Vendiamo tutto?» chiede ogni tanto Cris. E Lucia gli risponde: «Non se ne parla, abbiamo speso tutto per venire qui». Non andate in montagna in cerca di paradisi. Vi staneranno. Può succedere come per le piantagioni di ananas in Africa. Un giorno arriva un emissario ben fornito di soldi (lo "sviluppatore") e parla solo coi poteri locali, scegliendo quelli più indebitati. Lomino ben vestito con la valigetta fa capo a società con vertici inaccessibili, porta progetti alla buona buttati lì per subornare gli indigeni. Se ti opponi ti scoraggiano in tutti i modi. È così che oggi muoiono le acque italiane. Chiedo: ma che fa il Club Alpino? Sono 400 mila soci in tutta Italia. Ma il Cai tace. Si occupa di pareti da scalare. Per questo Andrea Benati, socio del Club a Bologna e amico dei Tarantino, ha dato le dimissioni per protesta. «Che bello, senti dire, andiamo a vedere il paesaggio eolico. Ma sì, organizzano gite sullenergia pulita! E allora è ovvio che qualcuno si senta preso in giro».
Quei cantieri che distruggono le sorgenti dellAppennino
In un comune toscano, Firenzuola, si sta svolgendo un referendum sulla gestione dell'acqua. I residenti, guidati da Cristiano Tarantino e Silvia Paolini, hanno deciso di stabilirsi in una valle di montagna e di conquistare l'acqua di fonte. Tuttavia, un progetto di centrale eolica è stato proposto, che potrebbe distruggere le sorgenti e il paesaggio. I residenti si sono opposti al progetto e hanno iniziato una lotta per difendere le loro acque. La lotta è stata sostenuta da organizzazioni di città e da alcuni residenti che hanno denunciato la presenza di società private che cercano di sfruttare l'acqua per finanziare progetti di sviluppo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo