Venezia. Scontato, di questi tempi, versare lacrime sulla situazione delia cultura, e Venezia col suo Salone che si tiene da domani a domenica al Terminal passeggeri, non fa eccezione: c'è anche un convegno specifico, domani pomeriggio, sui conti che non tornano. Così i bei numeri del passato (siamo all'ottava edizione) si sono un po' ridimensionati: convegni ed eventi sono più o meno quelli degli anni scorsi (una sessantina) , ma gli espositori, che lo scorso anno erano 242, stavolta sono un centinaio di meno, e a marcare visita sono soprattutto gli enti pubblici, che di fronte ai tagli obbligati ai loro bilanci, piuttosto che ridurre i servizi preferiscono tagliare risorse per ia cultura. E il Governo non ha ancora realizzato il taglio delle tasse... Detto questo, al Salone dei Beni culturali non ci si limita a piangere, ma si cercano vie d'uscita, a partire da una convinzione, ribadita da Marino Cortese, presidente di Veneziafiere che organizza l'evento: «La cultura è la Fiat di Venezia, un'industria che da lavoro al 10 dei residenti e produce il 12 del nostro Pil. Il Salone, da questo punto di vista l'unico sopravvissuto in Italia, è essenziale, perché ci consente - brutalmente -di esporre la merce, ma anche ci permette di promuovere dibattito su questo tema, e di concepire una diversa politica per il settore». La strada è duplice: da un lato promuovere e consolidare il passaggio progressivo dal pubblico al privato, cioè «passare dagli enti locali che raccontano se stessi ai privati che vendono servizi culturali ai gestori. Un Salone commerciale dei beni culturali, insomma». La seconda strada è cercare di provocare un'inversione di tendenza nel circuito vizioso fra lo Stato, che spende meno per le proprie istituzioni culturali e versa meno agli enti locali, e questi che piuttosto che ridurre i servizi tagliano la cultura. «Scordiamoci che la cultura possa pagarsi da sola - afferma ancora Cortese - Certo le spese vanno razionalizzate, ma ogni grande evento costa sempre più di quanto rende. Ergo, deve maturare una scelta politica strategica, nelle stanze del potere e nella società, che consegni alla cultura le risorse economi-che di cui ha bisogno: altrimenti dovremo chiudere i musei e sostituirli con discoteche. É questo che vuole la nostra società? E le conviene? Io credo di no? Purtroppo la legislazione italiana non è favorevole, e tutta la montagna di discussioni sulla defiscalizzazione dei beni destinati alla cultura, ha partorito un topolino». Ma veniamo al Salone, che accanto ai quasi 40 incontri di cui parliamo a lato ha in calendario anche proiezioni cinematografiche e assaggi enogastronomici, mostre e premi. La "mission" è la valorizzazione dei beni culturali anche attraverso nuovi percorsi espositivi che condurranno il visitatore (aiutato da un servizio gratuito di audioguide) lungo le "strade della cultura" e nelle "piazze tematiche", dal restauro, alla comunicazione, alla tecnologia, a visionare progetti, sperimentazioni multimediali, servizi all'avanguardia, nuove tecnologie e loro applicazioni, progetti formativi, percorsi didattici proposti da case editriei, ditte artigiane, enti, musei, studi di produzione. Ai vari incontri parteciperanno esponenti di spicco deì mondo dell'arte e della cultura, della politica e dell'economia, tra cui Michel Laclotte, Presidente-Direttore onorario del Musee du Louvre di Parigi, il Patriarca di Venezia Angelo Scola, Paolo Leon, direttore del periodico «Economia della Cultura», Anatolij Soldatenko, Direttore Dipartimento di Sviluppo Museo Statale Eremitage di San Pietroburgo. La rassegna proporrà anche "Vecchie città e nuova architettura: per un protocollo europeo di salvaguardia ed integrazione" che sarà l'occasione per discutere le problematiche della salvaguardia dei beni architettonici e della loro integrazione con interventi di architettura moderna, a partire da una discussione sui dati che indicano in 3.312 milioni di euro l'investimento dello Stato italiano per la cultura, contro i 7.217 della Francia e i 6.924 della Germania. Fra le varie iniziative, da segnalare anche la proiezione, a cura dell'AsoloArtFilmFestiyal, di opere selezionate dall'ultima edizione e in particolare, venerdì pomeriggio, il documentario "Intolleranza 2004. Uno sguardo sull'azione scenica di Luigi Nono", che traccia la storia dell'opera di teatro musicale presentata in prima mondiale a Venezia nel 1961, con la quale Luigi Nono rispose ai grandi soggetti politici del suo tempo: emigrazione e xenofobia, tortura, disastri industriali e catastrofi naturali.
Beni culturali, tra lamento e riscossa
Il Salone dei Beni culturali di Venezia si terrà da domani a domenica al Terminal passeggeri. Quest'anno, però, ci saranno meno convegni ed eventi rispetto all'edizione precedente, con solo una sessantina di iniziative. Gli espositori sono stati ridotti di un centinaio, e sono stati sostituiti da enti pubblici che hanno dovuto tagliare risorse per la cultura. Il Governo non ha ancora realizzato il taglio delle tasse. Il presidente di Veneziafiere, Marino Cortese, sostiene che la cultura è un'industria che produce il 12% del Pil e da lavoro al 10% dei residenti. Il Salone è essenziale per promuovere dibattito e concepire una diversa politica per il settore.
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Bene culturale
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