Anche il patrimonio artistico della provincia non gode di buona salute. Comuni con le mani legate Alla Sovrintendenza si presentano le opere da restaurare che rimangono quasi sempre tutti sulla carta. Pezzi di storia trascurati Anche in provincia di Palermo il patrimonio artistico non gode di buona salute. Abbiamo acceso i fari su alcuni beni da salvare. I comuni presentano da anni alla Sovrintendenza progetti di restauro che rimangono quasi sempre tutti sulla carta. I pezzi di storia abbandonati e trascurati sono talmente tanti che molto spesso non si riesce a dare a ciascuno la giusta importanza. Il problema rimane sempre la mancanza di fondi. A Petralia Soprana con molto entusiasmo hanno realizzato alcuni anni fa un progetto (2 milioni e 250 mila euro) per recuperare il convento di Santa Maria di Gesù dei Padri Riformati. Si tratta di una struttura sorta nel 1611 finanziata dai cittadini attraverso una tassa sul prezzo del grano. Quando avverrà il miracolo del recupero il sito dovrebbe ospitare un centro di restauro di libri antichi. Tra le priorità d'intervento del progetto "carta del rischio" del 2002 c'è la chiesa San Giorgio di San Mauro Castelverde, la cui navata maggiore si presume sia stata edificata nel lontano XII secolo. La Matrice è dedicata al patrono dei Normanni. E' una struttura che da molti anni vive in condizioni di assoluta precarietà. Le infiltrazioni delle acque piovane hanno compromesso parte degli affreschi del Santissimo Sacramento e di San Giorgio; micro e macro lesioni attanagliano la Torre Campanaria. Per il recupero del complesso religioso è stato redatto un progetto d'intervento conservativo che prevede "il consolidamento strutturale, il rifacimento dei tetti, il restauro dei prospetti, del pavimento, degli arredi d'arte fissi e mobili, il rifacimento dell'impianto elettrico e quello idrico-sanitario". Decisamente un bel progetto, peccato che sia rimasto sulla carta. Ancora non si riesce a prendere coscienza del rischio patrimonio artistico da salvare. Il recupero di San Giorgio meriterebbe una priorità per la lunga storia che ha alle spalle. Si va da un progetto all'altro. Non gode ottima salute nemmeno villa Merlo di contrada Gorga nel territorio di Ficarazzi. Quest'ultima perla fino a pochi anni addietro apparteneva alla famiglia Aiello. Poi acquistata dall'amministrazione comunale. Nel passato poté disporre di 150 mila euro per i primi interventi. Per il restauro non servono piccole gocce d'acqua ma litri e litri. Nel periodo estivo si sfrutta il giardino per eventi. Nel Settecento le grandi famiglie che potevano contare su vistose fortune appellandosi al diritto di coltivare i terreni ancora incolti avanzavano la pretesa di aver conferito un titolo nobiliare. Ed è il caso di Giuseppe Merlo, che nel 1781 acquistò il titolo di marchese di S. Elisabetta dai Gravina, principi di Montevago. Contemporaneamente scelse come propria dimora estiva il verde di Ficarazzi acquistando nello stesso periodo un baglio che venne trasformato in villa fondendosi con il paesaggio in cui sorgeva. Furono creati parchi e giardini nel clima di piacevolezze in cui gareggiava la società del tempo. La facciata è composta secondo una rigorosa simmetria scandita da piatte lesene ed impreziosita da elementi decorativi fitomorfi a stucco. A Caccamo sperano che un giorno possa arrivare la buona notizia di un finanziamento di 2,5 milioni di euro per salvare il complesso religioso di San Francesco. La struttura venne edificata tra Cinquecento e Seicento e passata al comune dopo la confisca dei beni dei gesuiti (1866). Restando sempre in questo centro esiste tra gli scaffali impolverati un progetto per recuperare l'ex Orfanotrofio "Giorgio Pusateri" e destinarlo come struttura socio-assistenziale. 18052011