Aidone. Nella piazza del paese si fa satira politica. «Napolitano non c'è, ma almeno Berlusconi poteva venire. Con 'stu fimminuni di du metri e menzu si poteva consolare per la scoppola della Moratti...». Magari ad Aidone se l'aspettavano con un sole raggiante, questa giornata particolare che hanno provato a immaginare mille volte. Ma è una mattina grigia, pure con qualche goccia dispettosa. E l'unico bagliore arriva da quel museo piccolo e lindo, che da ieri apre le sue porte al mondo: la Venere (sì, sarebbe più giusto chiamarla Dea; ma ormai tutti la conoscono così) di Morgantina è tornata a casa e... riceve visite. Ieri quelle delle autorità assortite, con la banda musicale, l'inno nazionale e le auto blu. Eppure c'era già stato un preludio intimo: mercoledì e giovedì scorsi il museo era stato aperto «in anteprima esclusiva», raccontano. Dalle 9 alle 19, soltanto per gli abitanti di questo piccolo e orgoglioso paese. Che, forse per questo, ieri sembrava quasi avulso dall'evento. Sul corso principale è tutto un fiorire di bb e di negozi di souvenir. Ci sono anche le ceramiche realizzate dai detenuti del Fondo Sturzo di Caltagirone, gestito dalla coop "Cura et Natura", benedetta dal vescovo di Piazza Armerina, Michele Pennisi. Ma Aidone è come se fosse spaccata in due: da una parte, prima dell'ex piazza Macello, un normale martedì di paese; dall'altra, su verso il museo, la giornata degli ospiti, quelli che fai entrare in salotto dopo aver passato la cera. Tanto più che da ieri il prezzo del biglietto è più che raddoppiato: da 4 euro (museo più scavi di Morgantina) si passa a un "tutto compreso" di 10 euro, che scendono a 6 per vedere soltanto la statua e gli altri preziosi. La Dea è tornata. Ma sembra essere la vittima di una maledizione millenaria: appena trova una casa, c'è già qualcuno che vuole portarla via. Stavolta non è un tombarolo, né un magnate-ricettatore. Ma il ministro ai Beni culturali, Giancarlo Galan. Che, dopo aver tagliato il nastro, fra una tartina e un prosecco lancia la stoccata: «La Dea merita di essere portata nel mondo: magari quando qui c'è un periodo di bassa affluenza turistica si potrebbe trasferirla altrove, chiedendo delle royalty. Io un'idea l'avrei: tre mesi nelle Scuderie del Quirinale, con centinaia di migliaia turisti che l'ammirerebbero». Poi Galan, con pragmatismo veneto, fa un paio di conti: «Piazza Armerina fa 500mila visitatori l'anno, con l'arrivo della dea devono diventare almeno 700mila, creando un circuito. Altrimenti sarà un fallimento. La Regione Siciliana? Sono autonomi, molto autonomi... quando si ha l'autonomia bisogna esercitarla bene. Noi la dea di Morgantina gliela abbiamo riportata, ma adesso devono farci vedere come si fa». A proposito: a Malibù la Venere attirava 500mila visitatori l'anno, non è un paragone impegnativo con Aidone? Qualcuno adombra lo spettro del Satiro di Mazara, meraviglia per pochi intimi. Ma l'assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Missineo, sbotta: «Qui è un contesto diverso, al museo di Aidone l'obiettivo per il primo anno sono 400mila visitatori». Il governatore Raffaele Lombardo accetta la sfida: «Costruiremo un grande distretto di valore internazionale. C'è un problema di viabilità e accesso e ci sono 20 chilometri di strada che vanno aggiustati: mercoledì prossimo avrò un incontro con il ministro Raffaele Fitto per la rimodulazione dei fondi Fas e Por, e in quella sede la cifra che occorre per i lavori dovrà essere reperita. Questo ritorno è anche il trionfo della legalità e un auspicio affinché chi è immigrato, anche le persone, possa tornare a casa loro in Sicilia». E chiosa: «La statua è arrivata qui, deve restare qui, e resterà qui». Intanto un infuriato Gaetano Armao, assessore regionale all'Economia, manda a dire a Galan: «Questi tesori appartengono ai siciliani. Lo prevede l'articolo 33 dello Statuto. Ne invierò copia al ministro...». E la Dea? È sempre lì. Bella più che mai. Nel salone più grande del convento francescano del '600, che la Regione ha trasformato in un museo. Il percorso sembra un po' angusto, ma spiega il direttore Enrico Caruso, «l'allestimento è improntato a un respiro europeo, apprezzato anche dagli ospiti del Getty Museum». Con loro il console generale degli Usa all'ambasciata di Napoli, Donald Moore. Con una contagiosa risata alla Eddy Murphy, il diplomatico cerca di fare da paciere: «Un esempio di cultura internazionale, e il ritorno nel suo posto d'origine è un momento importante della storia». Arriva l'ex ministro Francesco Rutelli (all'epoca protagonista del ritorno della statua) e si dice «felice per la conclusione di un accordo che porterà grandi opportunità al Paese e alla Sicilia». Annuisce Luis Godard, consigliere del presidente della Repubblica per il patrimonio artistico: «Un trionfo di legalità e di diplomazia». Il senatore Enzo Bianco, aidonese d'orgine: «Momento di grande gioia per tutti i siciliani, e per me in particolare». La polemica sembra smorzarsi, fra sorrisetti nervosi che affogano nella mousse di ricotta. Ma c'è anche qualche protesta sul cerimoniale. Il deputato ed ex presidente dell'Ars, Nicola Cristaldi, ha un diavolo per ogni pelo dei baffoni: «Sono stato invitato, ma non mi hanno fatto entrare». E anche qualche mini-vip locale mugugna per il buffet separato nei giardini del museo. «C'è troppa confusione - sintetizza una signora fasciata da un vestitino floreale - e non ho potuto nemmeno vedere la Palombelli...». Il sindaco Filippo Ganci allarga le braccia: «Avrei voluto un giorno perfetto, c'è stato qualche problema che però non dipende dal Comune. Ma chi è esperto di questi eventi mi ha detto che è sempre così...». Ormai è andata. La festa è finita. Resta quel misto di sollievo e tristezza per un giorno storico che è già finito. Aidone resta sola. Con la sua Dea. E con una paura in più: «Non abbandonateci - ci dice un giovane dall'uscio di un negozio - questo paese ha bisogno di attenzione». Sì, d'accordo: promesso. Ma adesso tocca a voi. 18052011
SICILIA - Aidone. Il ritorno della statua
Aidone, un piccolo paese in Sicilia, ha accolto la riapertura del museo della Venere di Morgantina, che è tornata a casa dopo una lunga assenza. La statua è stata riportata al suo posto d'origine dopo una controversia legale, e il governatore Raffaele Lombardo ha promesso di costruire un grande distretto di valore internazionale. Tuttavia, la festa è stata interrotta dalla polemica sulla gestione del museo e sulla presenza di alcuni ospiti, tra cui il ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan, che ha lanciato una stoccata sulla possibilità di trasferire la statua altrove.
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