Domattina la «presentazione» della dea di Morgantina al museo di Aidone. Trafugata dai tombaroli e venduta al Paul Getty museum di Los Angeles, torna dopo 30 anni E' il simbolo della antica storia della Sicilia depredata e svenduta, ma pronta a risorgere. Il centro dell'Isola diverrà con Piazza Armerina un polo della cultura internazionale. Come si guarda una statua? Ci si mette di fronte? Ci si gira tutt'intorno? Devi «ascoltarla», nel senso che dovresti capire cosa «dice», da dove viene, come veniva adorata dalla popolazione di 2500 anni fa e cosa significava per questa gente? E' un problema che mi sono posto perché domattina la Venere di Morgantina sarà esposta, svelata, per la prima volta nel piccolo museo di Aidone. Come sapete è una statua grande di due metri e 20 centimetri, opera attribuita ad un allievo di Fidia, che troneggerà al centro della struttura museale. L'avessero portata, come si pensava un tempo, nella vecchia chiesa di San Domenico si sarebbe trovata a disagio. Troppo grande la chiesa, troppo alta la volta, si sarebbe dovuta abbassare per non «mortificare» Venere che sarebbe apparsa rimpicciolita e avrebbe dovuto convivere con le effigie dei santi che sono molto più «giovani» di lei. E allora meglio il museo di Aidone, che almeno è come fosse casa sua. Anzi è «casa sua», perché, una volta distrutto il tempio antico, questo museo ne è diventato l'erede pagano. E' una statua ancora misteriosa, bella e stuprata. Misteriosa perché la chiamiamo Venere, ma in effetti sarebbe Demetra, la dea della fertilità. Bella perché è imponente, affascinante con il volto e il gesto della mano destra proiettati verso un futuro. Stuprata perché le mancano il braccio e il piede sinistro, perché è stata sotterrata per evitare la sacrilega appropriazione dei legionari romani che devastarono Morgantina, perché è stata rubata dai tombaroli, tagliata in tre parti, poi venduta a un trafficante di Gela, trasferita in Francia e quindi in un deposito londinese, poi venduta al Paul Getty museum di Los Angeles. Soltanto adesso, restituita al suo popolo, ha trovato pace. Ed è in compagnia delle «cugine» Demetra e Kore, le dee in forma di acroliti vestite dalla sapienza della stilista catanese Marella Ferrera. Così nel museo di Aidone che l'architetto Enrico Caruso ha ristrutturato con intelligenza, ci saranno i più grandi simboli della grecità siciliota, contornati dal tesoro degli argenti, anch'essi di pregevole fattura, che un tempo risplendevano nella casa del ricco Eupolemos. Perché allora Morgantina era una piccola Atene al centro della Sicilia, lungo la strada che da Katane portava ad Akragas. S'è discusso sul fatto che, secondo alcuni, VenereAfrodite avrebbe avuto più sontuosa accoglienza a Palermo, magari al museo Abbatellis. Certamente avrebbe agevolato l'arrivo dei cultori d'arte internazionali e dei turisti. Sarebbe bastato arrivare in aereo nel capoluogo siciliano, prendere un tassì e andare a vedere la statua delle meraviglie, visitata da milioni di persone al Paul Getty. Ma sarebbe stato un altro ulteriore «stupro» alla statua e alla popolazione di Aidone. E allora meglio fare un percorso difficoltoso, ma lasciare Venere agli eredi dell'antica Morgantina in sua attesa miracolistica da anni. Attenzione, non ci sarà nessun miracolo. Dopo i primi sei mesi-un anno il flusso dei turisti si assottiglierà e Venere potrebbe rischiare di trovarsi sola a vegliare sulla sua popolazione, tranne sporadiche impennate in occasione di eventi. Insomma, non bisogna attendersi prodigi, ma coltivare l'interesse per l'antica Morgantina. Va bene anche così, l'importante che resti dove deve restare. Però la vecchia Morgantina c'è ancora con le sue strade, le sue case e soprattutto con la sua agorà e il teatro all'aperto, che non sarà grande come quelli di Siracusa odi Taormina, ma è in grado di accogliere egualmente un folto pubblico. Penso che nella bella stagione che si approssima si possano tenere lì degli spettacoli su testi classici pescando tra Eschilo ed Euripide. E non c'è bisogno di far venire le grandi compagnie che debbano fare mesi di prove perché i teatri stabili di Catania e di Palermo sono ben attrezzati, hanno attori e testi. Organizzare ogni anno nel sito di Morgantina un ciclo di spettacoli classici in un ambiente che traspira grecità sarebbe una buona attrattiva per numerose persone che la mattina vanno a visitare il museo, poi fare un salto alla Villa romana del Casale di Piazza Armerina e a sera assistere agli spettacoli classici a Morgantina. E' un'idea per far rivivere concretamente l'agorà e contemporaneamente assicurare al museo un buon flusso di visitatori. Senza contare la frequenza nei ristoranti, negli alberghi e nei BB della zona. La vecchia Morgantina è uno spettacolo a parte. Distrutta prima da Ducezio nel 459 a.C., poi dai romani nel 211 a.C., e infine ancora dai romani nel 30 a.C. per ordine di Ottavia-no che non voleva crescesse mai più un filo d'erba nella città ribelle alleata di Siracusa, era rimasta ignorata per secoli a Serra Orlando, l'epico nome dato dai locali al vasto altopiano a sud del paese proteso verso la piana di Catania, fino a quando l'archeologo Erik Sjoqvist trovò la città perduta che effiggiava le sue monete con un leone che sbranava un cervo. Ma non immaginava che l'opera di scavo avrebbe restituito miracolosamente intatte le strutture di un grande centro abitato con la sua agorà porticata da tre lati, i suoi santuari, il suo teatro, i suoi tesori pubblici e privati: per cui vedere la Venere e non Morgantina significa non comprendere il contesto. Nel frattempo le erbacce delle strade che conducono a Morgantina sono state tagliate e il percorso per arrivare ad Aidone è stato migliorato nei punti di criticità. La comunità di Aidone attende con ansia l'evento per sollecitare il quale lo scorso anno protestò sotto una pioggia scrosciante: e l'episodio venne pubblicato anche dai giornali americani. Perché poi Aidone ha altre particolarità, non solo una buona cucina di tradizioni contadine, ma anche una gloria locale che ignoravamo e perla quale ci sorregge l'amico Umberto Di Grazia, responsabile dell'Archivio storico comunale. Si tratta di Filippo Cordona, nato ad Aidone il 1 maggio 1811 e morto a Firenze il 16 settembre 1868. Più volte ministro anche con il governo Cavour, era stato anche Gran Maestro della massoneria italiana. E, ci credereste, battè anche Giuseppe Garibaldi, anche lui concorrente al ruolo. Ora c'è la sua statua in una piazza del paese, a celebrare quelo che fu uo dei protagonisti del'Unità d'Italia, per cui Aidone si può dire che viva di statue celebri nel culto del passato. Che con la Venere può diventare futuro, una statua che sarà il logo simbolo della Sicilia negli anni a venire. E anche questo, a suo modo, è un miracolo.