Ultimi ritocchi alla sala nella quale oggi la Venere di Morgantina accoglierà dapprima gli ospiti della cerimonia d'apertura e poi dal primo pomeriggio il pubblico. I due giornalisti del Los Angeles Times, Jason Felch e Ralph Frammolino, finalisti al Pulitzer, hanno presentato il loro libro-dossier «Cashing Aphrodite» La presentazione in anteprima europea del libro-dossier "Cashing Aphrodite", dei due cronisti investigatori del Los Angeles Times, Ralph Frammolino (di origini abruzzesi), e Jason Felch ha aperto, ieri mattina nell'auditorium dell'Università Kore, le manifestazioni legate all'inaugurazione di oggi della Venere di Morgantina, su iniziativa della facoltà di Archeologia dell'Università. I due autori, finalisti al Premio Pulitzer nel 2006, hanno seguito da vicino tutte le fasi del trafugamento della statua della Venere di Morgantina da Aidone al Paul Getty Museum. Per l'occasione erano presenti l'assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Missineo, il presidente della Kore, Cataldo Salerno, il rettore Salvo Andò, il prefetto Giuliana Perrotta, la soprintendente ai Beni culturali, Fulvia Caffo, l'architetto Guido Meli, il questore Salvo Patanè. «L'arrivo della Venere è sicuramente un polo di grande attrazione assieme alla villa Romana del Casale - ha commentato l'assessore Missineo - Bisogna fare di tutto per incrementare il turismo culturale, ma tutto questo "bisogna venderlo bene"». I due scrittori-investigatori non solo hanno vissuto e descritto nel loro libro il furto della statua e il suo peregrinare per Europa e Stati Uniti, ma anche il mercato clandestino di opere d'arte trafugate in Sicilia, portate in America e poi acquistate clandestinamente dal museo Paul Getty. Una ricerca - quella fatta dai due scrittori - molto precisa, un'investigazione nel vero senso della parola, tanto è vero che sono stati costretti a contattare ladri, scavatori clandestini, mercanti d'arte irregolari, il mondo della malavita, per cercare di ricostruire tutte le fasi che hanno portato la grande statua da Aidone al museo di Malibù in California, acquistata in maniera clandestina. Il giorno in cui i due giornalisti pubblicarono la vicenda della grande statua sul Los Angeles Times (giugno 2005), all'interno del Paul Getty Museum successe il finimondo e il museo, che sino a quel momento era considerato depositario di grande cultura, divenne agli occhi degli americani luogo di cultura clandestina dove la maggior parte delle opere presenti erano frutto di trattative clandestine con i tombaroli siciliani. L'incontro, voluto dai due scrittori nella terra della Venere, è nato dal corso di laurea in Archeologia del Mediterraneo, presieduto dall'archeologa Flavia Zisa, che per anni ha lavorato al Paul Getty Museum, e ha vissuto i giorni in cui fu pubblicato l'articolo di Frammolino e Felch e il terremoto che ne conseguì, sino ad arrivare alla firma per la sua restituzione, grazie all'intervento di Francesco Rutelli, allora ministro ai Beni culturali. «Non è stato facile - ha dichiarato Ralph Frammolino - riuscire a seguire le varie vicende legate al trasferimento della statua perché il mondo clandestino della vendita dei reperti non è ambiente facile. lo e il collega Jason Felch abbiamo interrogato tante persone, tanti siculo-americani per arrivare ad avere un quadro, il più esatto possibile, su questo furto e il suo arrivo al museo di Los Angeles, e non è stato un cammino facile, perché ci siamo introdotti in un mondo molto complesso che attiva un mercato clandestino di opere d'arte di miliardi di dollari, dove riuscire ad avere delle informazioni non è molto facile. Alla fine, comunque, abbiamo voluto, grazie alla Kore, presentare il nostro libro proprio nella terra della Dea».